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12 ottobre 2017   
La scuola degli spiriti
di Angela e Martina II E

Pochi giorni ancora e la scuola sarebbe iniziata. Quest’anno io sarei andata alla Canterville High School, un prestigioso istituto recentemente restaurato dopo il terribile incendio che lo aveva distrutto un centinaio di anni fa.
Iniziai la scuola il 16 settembre 2017. Nonostante il recente restyling, da fuori la scuola era inquietante: la tetra parete d’ingresso era ricoperta da un’infinità di mattoni grigiastri, interrotti soltanto da poche e piccole finestrelle. Vi entrai un po’ spaventata con un brivido gelido che mi percorreva la schiena. Non ebbi però il tempo di pensarci troppo perché subito suonò la campanella ed io mi diressi verso la classe.
Qualche giorno dopo l’inizio delle lezioni, iniziai a sentire le prime dicerie sul pauroso incendio che aveva distrutto l’edificio. Si raccontava che, in quell’ occasione, tutti gli alunni della scuola fossero morti bruciati vivi. Alcuni sostenevano che i loro spiriti girassero ancora per l’istituto emettendo rumori sinistri e spaventando i ragazzi.
Nonostante i timori andavo abbastanza bene a scuola e iniziavo a farmi anche delle nuove amicizie. Dopo circa un mese tre ragazze della mia classe mi invitarono a ispezionare la scuola allo scoccare della mezzanotte del 30 ottobre, per scoprire la verità sulla temuta leggenda ed io, seppur spaventata, accettai.
Quella notte, più fredda del solito, arrivai dieci minuti in anticipo nel luogo del nostro appuntamento. Lì, tutta sola, notai che la luce della luna piena, nascosta in parte dalla scuola, rendeva l’edificio ancora più sinistro. Il tempo sembrava non passare ed io cominciai a guardarmi attorno intimorita dal silenzio eccessivo. Sobbalzai quando le campane del paese suonarono la mezzanotte e ruppero quel silenzio di tomba.
Sentii dei passi alle mie spalle, mi voltai e vidi arrivare le tre ragazze. Io non avevo la minima intenzione di entrare a scuola di notte, così inventai la scusa di rimanere di guardia dietro un cespuglio.
Ci tenemmo in contatto con una videochiamata con l’accordo che se, entro mezz’ora loro non fossero uscite, io sarei dovuta entrare a cercarle. Le tre ragazze si avviarono ed io rimasi fuori da sola.
Non fu una fantastica idea la videochiamata perchè l’unica cosa che si vedeva dal telefonino era il buio più totale all’interno della scuola. Ad un tratto sentii un botto e subito chiesi se andava tutto bene….
Nessuna risposta e dopo una lunga pausa un urlo di paura ruppe il silenzio. Per lo spavento mi scivolò il telefono dalle mani, cadde sopra una roccia e si ruppe.
Col telefono non funzionante persi la cognizione del tempo, ma intuii che la mezz’ora fosse passata così mi diressi verso il portone; un po’ incerta allungai la mano verso la maniglia. La mia mano non fece in tempo a toccare la porta che questa si spalancò di colpo. Due occhi gialli da demone apparvero all’improvviso. Di scatto mi girai e corsi come una matta il più lontano possibile da quella scuola.
La notte non chiusi occhio. Tremavo, non di freddo, ma di paura, di orrore per quello che avevo visto; ero sicura che non avrei mai più incontrato quelle tre povere ragazze.
La mattina seguente, non so come, tornai a scuola e raccontai alla professoressa tutto quello che era accaduto la sera prima. Elencai i nomi delle tre ragazze e, con mia grande sorpresa, lei disse di non averle mai sentite nominare. Sbarrai gli occhi quando vidi che non c’erano più i loro banchi e che nel registro i loro nomi erano spariti….
Iniziò la lezione durante la quale scoprii che il famoso incendio era avvenuto proprio il 31 di ottobre del 1917, esattamente cento anni fa! Al suono della campana, come compito per casa, l’insegnante ci diede da fare una ricerca proprio sull’ incendio che sconvolse la nostra scuola.
Rientrata in camera accesi immediatamente il computer, andai sul sito della scuola e scrissi l’anno in cui successe l’accaduto. C’erano elencati tutti i nomi dei ragazzi morti; li lessi uno ad uno e, più o meno a metà, spalancai la bocca perché c’erano scritti proprio i nomi delle tre ragazze che erano venute a ispezionare la scuola con me!
Continuai a leggere perplessa, ma con l’ultimo nome caddi quasi a terra. C’era scritto Sara Brown, il mio nome… Sentivo che stavo per svenire, mi distesi a letto e crollai in un sonno profondo, disturbato da una serie di incubi.
La mattina mi svegliai triste e stranamente sola.
Prima di uscire di casa abbracciai con tutte le forze la mia famiglia intenta nelle proprie faccende.
Arrivai a scuola e tutti sembravano di buon umore; sentii la campanella ed entrai in classe, ma stranamente non c’era nessuno. Mi sedetti al mio posto e la porta si chiuse di colpo.
La stanza fu avvolta da un silenzio spettrale e sentii dei passi venire verso la porta; mi accucciai sulla sedia e chiusi gli occhi. Sapevo che quello sarebbe stato il mio ultimo giorno di vita, pochi minuti e io non ci sarei più stata. La porta si aprì. Io rimasi immobile… Era l'ultimo secondo della mia esistenza… ne ero sicura.

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