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08 novembre 2018   
A Zacinto di Ugo Foscolo
di claudio viserta

Né mai più toccherò le tue sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
Del greco mar ,da cui vergine nacque
Venere e fea quell'isole feconde
Col suo primo sorriso ,onde non tacque
Le tue limpidi nubi e le tue fronde
L'inclito verso di colui che l'acque
Cantò fatali ,ed il diverso esiglio,
Per cui bello di fama e di sventura,
Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
O materna mia terra a noi prescrisse
Il fato illacrimata sepoltura.

Ho scelto questa poesia perché Foscolo, ci fa capire la sua grande tristezza, nell' essere lontano da casa sua , dalla sua terra ,che anche se per poco, lo ha accudito e nella quale lui vorrebbe tornare ma non può; ma oltre alla tristezza, si aggiunge il sentimento della rabbia che Foscolo prova nel vedere la sua stessa situazione, in un'altra epoca svoltasi in modo differente con Ulisse che riesce a tornare a Itaca.

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