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21 giugno 2018   
Una storia di fantasmi
di Francesca classe 2^ B

Tanto tempo fa, quando ero bambina e vivevo in campagna, mi recavo ogni sera, mandata dai miei genitori, a comprare il pane in paese. A quell’ora il fornaio lo vendeva a metà prezzo e per la mia famiglia; che si trovava in un periodo di crisi economica, era uno dei modi per poter risparmiare.
L’idea in sé era buona ma dovevo andarci io e il percorso aveva due punti “critici”: il bosco da attraversare e il cimitero a cui passare di fianco. In più lo dovevo fare quando ormai era buio.
Una sera mi incamminai più preoccupata del solito con la strana sensazione che stesse per succedere qualcosa. Non avevo torto... Spesso avevo avuto l’impressione di sentire dei rumori, ma quella sera c’erano veramente. Sentivo per il bosco passi, lamenti, strani fruscii e continuavo a girarmi con l’orribile sensazione di essere inseguita, senza però vedere nessuno. Proprio quando arrivai all’ingresso del cimitero, ormai chiuso per l’ora, vidi la scena più angosciante, impressionante della mia vita : una tetra figura di donna che mi fissava da dentro il cimitero.
Aveva le mani aggrappate alla ringhiera. Era vestita con una lunga camicia da notte bianca, come quelle che si portavano nell’Ottocento e la cosa che mi saltò subito all’occhio erano delle macchie di sangue su di essa. Il viso era magro e pallido con delle vistose occhiaie. Paralizzata dalla paura e dal suo sguardo penetrante, era ormai tardi quando mi resi conto che stava aprendo il cancello.
Continuavo a ripetermi dentro di me: “Scappa! Scappa finché sei in tempo!”
E finalmente, dopo un tempo che mi sembrò infinito, in qualche modo trovai la forza per mettermi a correre più forte che potevo. Il mio cuore batteva a mille. Proprio quando pensavo di aver messo abbastanza strada tra me e lei, me la ritrovai davanti. Allora in quell’istante capii: si trattava di un fantasma. Nonostante questo, sentivo che riusciva a trattenermi con dei poteri soprannaturali di cui evidentemente era dotata. Aveva la forza di bloccarmi le gambe. Cominciai anche a sentirmi soffocare. Con la forza della disperazione che mi rimaneva, feci un balzo in avanti e cominciai nuovamente a correre. La mia fortuna fu che, senza accorgermene, ero ormai arrivata all’ingresso del paese. Mi voltai e la vidi dissolversi con un ghigno di rabbia e gli occhi iniettati di sangue, infuriata per il fatto di non essere riuscita a prendermi.

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