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04 ottobre 2018   
C'era una volta la città dei matti
di Domenico Cappuccio VB/u Antonio Contaldi,Alfonso Russo VA/e

Secondo l'ordinamento giuridico italiano, la norma é una regola emanata ed imposta dallo Stato. Essa ha il compito di regolare I rapporti tra soggetti pubblici e privati, nonché di garantire il benessere della società e nel momento in cui non la si rispetta si incorre in sanzioni giuridiche.
Tuttavia una norma, per essere considerata tale (quindi dotata di generalitá ed astrattezza), deve seguire una procedura specifica detta iter legislativo.
Essa puó essere proposta da un membro del Governo o del Parlamento, ma anche da cittadini elettori; il progetto di legge viene poi esaminato ed approvato sia dal Senato che dalla Camera dei Deputati, ed infine promulgato dal Presidente della Repubblica.
In particolare, si ricorda la Legge Basaglia, emanata il 13/05/1978 dall'omonimo psichiatra e neurologo veneziano.
Essa mira alla Riforma manicomiale sotto qualsiasi punto di vista.
Questa rivoluzione si è estesa fino al mondo della cinematografia: si ricorda, a tal proposito, "C'era una volta la città dei matti", miniserie televisiva targata "Rai", diretta da Marco Turco e datata febbraio 2010.
La vicenda é ambientata presso il manicomio di Gorizia, nella regione del Friuli-Venezia Giulia. Esso é stato costruito nel primo '900, a causa della forte necessitá di contenere I cosiddetti malati psichiatrici.
L'edificio, moderno e funzionale, era dotato di un personale medico efficiente, di un ampio spazio aperto e di una colonia agricola. Quest'ultima lo rendeva autosufficiente dal punto di vista alimentare.
La Prima guerra mondiale ne interruppe l'attività, fino alla sua ricostruzione, avvenuta il 1933.
Margherita, una giovane e bella adolescente, fu rinchiusa in collegio dalla madre. Ella conobbe un ragazzo ma, solo perché aveva dato sfogo alle sue normalissime passioni amorose, venne accusata di insanitá mentale e successivamente trasferita presso il manicomio di Gorizia: lì venne privata dei suoi effetti personali, denudata e vestita con l'abbigliamento manicomiale.
Il suo carattere vivace venne via via soppresso da comportamenti animaleschi a causa di quell'orribile ambiente caratterizzato da stupri, violenze e rivolte eccessivamente frequenti; senza contare I metodi, dal personale ritenuti curativi, ma che rasentavano la tortura. Il nuovo direttore Franco Basaglia, ex docente di Psichiatria presso l'Universitá di Pavia, apportó non poche modifiche alla struttura, paragonandola ad un campo di sterminio nazista.
Basaglia scelse di tenere sotto la propria ala protettiva Boris, un superstite della seconda guerra mondiale, legato ad un letto da quindici anni e regolarmente sottoposto ad elettroshock al fine di contenere la sua presunta forza e ferocia.
Nel corso della storia, sia quest'ultimo che Margherita riusciranno a riprendere in mano le proprie vite: Boris ad esempio, conoscerà una ragazza ed insieme a lei sceglierá di acquistare una casa tutta loro.
Vi é poi Nives, un'infermiera, moglie e madre di famiglia. Le fu insegnato che I matti sono pocopiù che cose: essi devono essere lavati, vestiti e puliti.
Questo suo modo di lavorare la svuotava dentro; tuttavia, con il passare del tempo e delle evoluzioni all'interno del manicomio, ella finisce con l'appoggiare Basaglia e la sua ideologia.
Qualsiasi comportamento che compromettesse l'integritá psicofisica dell'essere umano fu abolito, fu permesso ai pazienti di girovagare liberi per il manicomio, di riavere gli effetti personali precedentemente sottratti e persino di lavorare.
Questo ed altro restituirá l'identitá al paziente al punto da permetterne le dimissioni ed il ritorno a casa dalle persone care.
Ciononostante, tutto ció generó non pochi problemi, specialmente a livello familiare. Tant'è che ci fu un litigio tra coniugi concluso con la morte della moglie, spinta accidentalmente dalle scale di casa da parte del marito, ex paziente della struttura.
Nel frattempo, il protagonista nel 1969 lascia Gorizia per Parma, e successivamente si recó al "San Giovanni" di Trieste.
Presso quest'ultimo furono istituiti laboratori di pittura e teatro, nonché una cooperativa che trasformò I pazienti in lavoratori salariati.
Nello stesso anno lasciò la direzione di Trieste e si diresse a Roma, dove assunse l'incarico di coordinatore della Regione Lazio.
Nella primavera del 1980, a causa anche delle continue questioni familiari come il cattivo rapporto con I due figli e la lontananza fisica ed affettiva con la moglie, si manifestarono I primi sintomi di un tumore al cervello che in pochi mesi lo avrebbe portato alla morte, avvenuta il 29/08/1980.
Egli non riuscì neanche a vedere il proprio sogno, concretizzatosi vent'anni dopo l'entrata in vigore della legge, che comunque ha avuto un effetto controproducente.
Infatti, a causa delle ostilitá politico-culturali "gli internati furono messi per strada, abbandonati al controllo sociale della miseria".
I pazienti coinvolti all'interno di queste strutture psichiatriche non erano solo adulti, ma anche bambini.
Infatti, Alberto Gaino, nel suo libro "Il manicomio dei bambini" riporta la testimonianza di Angelo: "Avevo tre anni quando un’assistente sociale mi portò a Villa Azzurra che di quel colore non aveva proprio nulla. Ci finii perché quella buona donna di mia mamma mi aveva avuto da un uomo che della paternità se ne infischiò allegramente, non l’ho mai incontrato. Lei era giovane e sola”. Di libri d’inchiesta come questi ce ne sono stati diversi, come diversi sono stati i bambini definiti “scomodi”. Magari troppo vivaci, con ritardi lievi o anche semplicemente orfani o troppo poveri per essere tirati su da una famiglia normale ed amorevole. Villa Azzurra divenne, addirittura, terreno di scontro per lotte tra bambini, neanche fossero combattimenti tra galli fino a che “lo sconfitto non cade a terra sanguinante".
Approcciandoci anche al mondo dei videogiochi e della televisione, nonché del grande schermo, si ricorda Joker detto "il burlone". Quest'ultimo era lo storico antagonista di "Batman": un personaggio che ha un passato di abusi da parte di un padre alcolista; un personaggio folle, criminale, psicopatico e crudele. La sua esistenza era sregolata al massimo in quanto lo portò ad essere una persona con il gusto di provocare, manipolare e aggredire. Ció lo indusse ad uccidere tantissime persone. Nonostante ciò non fu mai condannato perchè ritenuto incapace di intendere e di volere. Era un paziente con cui nessuno avrebbe voluto avere alcun contatto in quanto richiese molte attenzioni nonostante sia sottoposto a numerosi trattamenti clinici.
La sua diagnosi medica fu infatti caratterizzata da: disturbo bipolare aggravato da disturbo antisociale della personalitá. Ruolo essenziale hanno avuto gli ecclesiastici e tutti coloro che hanno lottato per ridare dignità, coinvolgimento e cura alle persone in difficoltà. In pratica in questo modo la legge Basaglia non è un vero e proprio sconvolgimento, ma ciò che deve migliorare davvero sono le reazioni alla mancanza di veri e propri centri per aiutare e sostenere gli ammalati. I pazienti non ne potrebbero che ricavare vantaggi, come una migliore vita sociale e cure terapeutiche più avanzate. Anche città come Nocera inferiore hanno avuto le loro strutture psichiatriche, se non una delle più importanti ed imponenti dell'inizio del secolo scorso. Si tratta della Real Casa dei Matti di Aversa, una struttura estesa grazie al direttore dell'ospedale della Pace di Napoli, Federico Ricco, il quale ha permesso che tale edificio fosse ingrandito e che avesse ben 5 succursali. Meriti e demeriti incorniciano la storia di questo ospedale, tra violenze e onorificenze curative. Con l'emanazione della legge Basaglia nel 1978, l'edificio avrebbe dovuto chiudere immediatamente. In realtà subì un lento cambiamento lungo ben 20 anni, fino a diventare edifici ripartiti in aree con diversa destinazione come il Palazzo di Giustizia e l'ufficio del Giudice di Pace. Attualmente sono uffici dell'ASL di Salerno. Un'alternativa al manicomio fu la struttura di Villa Chiarugi, adattata lentamente a tutte le norme europee, così da essere in grado di curare e aiutare qualsiasi individuo con disturbi al sistema nervoso e mentale. L'edificio ha origini antiche e prende il suo nome da uno psichiatra del '700, Vincenzo Chiarugi. I grandi padiglioni, estesi per circa 6000 metri quadri, possono contenere sia uffici che aree dedicate agli ammalati.
Nonostante tutte le difficoltà che ha comportato tale modifica del sistema sanitario italiano e tutte le controversie derivate da punti di vista completamente differenti, questa legge non ha fatto altro che dare inizio ad una nuova epoca, una spinta verso una società nuova e più giusta nei confronti dei "matti", così da non isolarli o abbandonarli. La cosa più giusta da fare sarebbe trovare un buon accordo tra governo e regioni: esse potranno finalmente agire e dare una nuova vita a coloro che credevano d'averla persa del tutto. Artisti, lavoratori, genitori, sono tutti ruoli che tali individui potrebbero assumere senza difficoltà se tutti collaborassimo al meglio senza avere timore o pregiudizi.
Malgrado questi limiti, usando le parole dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: "la legge 180 ha restituito alle persone I loro diritti. Ha abolito ogni forma di discriminazione e segregazione".
Le persone con disturbo psichico sono, oggi, cittadini. La loro dignitá e il loro valore costituiscono un limite invalicabile per l'operato di chiunque, istituzioni e uomini, si occupi del disagio mentale.
Inoltre secondo una nostra personalissima interpretazione, nel momento in cui Margherita entra nel manicomio e viene denudata, perde la propria integrità di donna e persona riducendosi ad un numero, proprio come é successo a Boris.
Nives invece, é la dimostrazione di come l'intero sistema e la nostra societá siano in grado di piegare (o addirittura plagiare) le menti delle persone, mettendole le une contro le altre.
Per concludere, vorremmo riportare le parole di un amministratore venuto in visita a Gorizia: "potei vedere un ospedale vivo, pieno di gente che non si distingueva: malati, medici, visitatori, volontari, infermieri, non era facile riconoscerli, individuare I loro ruoli.
Ma vidi come, pur essendo un intellettuale, Basaglia fosse capace di comprendere I bisogni più elementari dei malati. Li conosceva tutti. Entravano nel suo ufficio senza essere annunciati, la porta era sempre aperta e c'era un via vai continuo. Così come, nel parco, era un fermarsi ad ogni passo, a salutare e a chiacchierare con l'uno o con l'altro".

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