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21 giugno 2018   
Una lettera a Dante
di Francesca classe 2^ B

Vigonza, 5 Aprile 2018
Caro Dante,
ti scrivo per esprimerti un po’ quello che provo o semplicemente ciò che mi passa per la testa quando leggo il tuo capolavoro.
Parto col dirti che avrei davvero il desiderio di conoscerti anche se apparteniamo ad epoche molto diverse fra loro… Perché mi sento molto simile a te. Infatti, quando provo un sentimento lo sento davvero forte, indipendentemente dal fatto che sia felicità, amore, tristezza, rabbia o disprezzo. E anche quando non mi esprimo a parole, dico tutto con uno sguardo.
Quando ti sentivi sperduto e spaventato nella selva mi sono riconosciuta in te perché ho tante volte la sensazione di sentirmi fuori posto, sola, incompresa e sento di aver bisogno di una guida per andare avanti e che mi faccia vedere anche i lati positivi delle cose.
Un altro canto che mi ha fatto riflettere molto è il terzo. Prima di leggere la Divina Commedia non sapevo il significato della parola “ignavi”. Ma quando ho letto quel canto ho avuto una specie di illuminazione: mi è sembrato che mi leggessi nel pensiero esprimendo il tuo disprezzo nei confronti delle persone che non prendono mai posizione e non hanno una propria personalità; è la stessa cosa che detesto io.
Invece il mio lato romantico si è risvegliato leggendo l’episodio di Paolo e Francesca. Per me è inconcepibile che una ragazza debba essere costretta a sposare una persona che non ama; quindi secondo me è inaccettabile che lei abbia dovuto pagare con la vita una conseguenza inevitabile di tale fatto e il suo desiderio irrinunciabile di essere amata. In realtà non è sua la colpa di aver dovuto sposare Gianciotto.
Adoro poi come hai usato la tecnica del flashback nel XXVI canto; riesce a trasportarmi nel passato, rivivendo con Ulisse il suo viaggio e la sua sete di conoscere il mondo, facendomi dimenticare di essere partita dalla Divina Commedia e di essere nel girone dei fraudolenti.
Se potessi parlare con te starei ore a farti domande su ogni singolo personaggio: in particolare, vorrei capire un po’ di più perché da un lato metti i personaggi all’Inferno, ma allo stesso tempo li ammiri (nel caso di Ulisse) o ne provi pietà (Paolo e Francesca)
Ti abbraccio e spero che da queste poche righe tu capisca quanto ti ammiro.
P.S Grazie per avermi ascoltata.

Francesca

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