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21 giugno 2018   
Aquiloni in libertà
di Domenico Cappuccio, Alfonso Russo, Antonio Contaldi

Dieci anni: questa è la durata della carneficina che ha falcidiato l'Afghanistan dal 24 dicembre 1979 al 15 febbraio 1989. Tutto ha avuto inizio quando l'armata rossa penetrò nel territorio afgano per deporre il presidente che governava in quel periodo, per imporre un colpo di stato. Ciò ha provocato la reazione della popolazione, la quale si è riunita in gruppi di guerriglieri armati, noti come Mujahideen, e sostenuti da molti paesi esteri, come la Cina, il Pakistan e gli Stati Uniti. In realtà, però, la situazione era molto più complessa, poiché i reali intenti dei sostenitori erano prettamente economici e territoriali. Moltissime vite sono state portate via da questo mare di sofferenza, e proprio per questo numerosi scrittori si sono ispirati ai fatti realmente accaduti per far comprendere al mondo gli orrori vissuti da adulti e bambini.
Tra essi si ricorda Khaled Hosseini: egli é nato il 4 marzo 1965 a Kabul, in Afghanistan. Scrittore e medico naturalizzato statunitense, il suo primo romanzo é stato "ll cacciatore di aquiloni", pubblicato in Italia nel 2004.
Hassan e suo padre Ali lavorarono come domestici nella casa di Amir però I bambini, nonostante appartenessero a due classi sociali diverse, divennero grandi amici fin da piccoli.
Insieme cercarono di vincere la competizione annuale di Kabul, la caccia all'aquilone: che consisteva nel tagliare il filo degli altri aquiloni con il proprio, fino a quando non si rimaneva in due. Il trofeo del vincitore sarebbe stato l'aquilone dell'avversario.
Amir e Hassan vinsero la gara, ma nel cercare di recuperare l'aquilone si sono separati. Hassan trovò l'aquilone, che era finito nel vicolo, ma si imbatté in tre ragazzi: Wali, Assef e Kamal.
I tre lo accerchiarono "come se avessero intrappolato un animale feroce che solo il loro capo poteva addomesticare".
Amir osservò da un angolo la scena è vide Hassan che, per cercare di difendersi, prese una pietra e la lanció ad Assef.
Tuttavia, I bulli riuscirono a bloccarlo a pancia in giù ed Assef ordinò a Wali ed a Kamal di bloccare le braccia del malcapitato e di piegargliele all'indietro sulla schiena.
I due ragazzi furono un pó titubanti ma Assef, dopo aver tagliato corto, "si chinò dietro Hassan, lo prese per I fianchi e gli afferrò le natiche nude. Tenendogli una mano sulla schiena, con l'altra slacciò la fibbia della cintura e tirò giù la cerniera lampo dei jeans. Hassan non lottava, non si muoveva neppure. Girò la testa leggermente di lato e io colsi sul suo viso la rassegnazione. Era un'espressione che conoscevo. L'avevo vista negli occhi degli agnelli".
Amir, mentre si morse il pugno al punto da farlo sanguinare, si allontanò in silenzio e con gli occhi pieni di lacrime perché ha paura di quello che avrebbero potuto fargli.
Verso sera, I due si rincontrarono ma si salutarono a stento.
Non appena Hassan ed Amir tornarono a casa, quest'ultimo si gettò tra le braccia di suo padre Baba, ignaro di quanto fosse accaduto, con in mano il suo premio. Dopo quel giorno il rapporto tra I due si raffreddò, al punto da spingere Ali ed Hassan ad andare via, con grande dolore di Baba.
Nel 1981, dopo lo scoppio della guerra in Afghanistan, Amir e suo padre scapparono in America e cercarono di ricominciare una vita. Passarono diversi anni e Amir, divenuto un uomo maturo, si sposò con Soraya (la figlia di un generale in pensione) dopo aver sofferto a lungo per la morte del padre, malato di cancro ai polmoni ed in seguito fu chiamato da un vecchio amico di famiglia dal Pakistan: così scoprì che Hassan e sua moglie erano stati uccisi dai talebani e Il loro figlio Sorhab era stato rapito.
Amir, al fine di affrontare I demoni del suo passato ed espiare le sue colpe, decise di affrontare I sequestratori e di portare il bambino con sé.
Inoltre, nel corso della storia, si é scoperto che Amir e Hassan erano fratellastri, a causa della relazione extraconiugale della moglie di Baba e dopo un'estenuante ricerca Amir giunse nel covo dei talebani, il cui capo era Assef, colui che sodomizzò Hassan.
Durante lo scontro Amir riportò diverse ferite, come ad esempio la rottura della mascella e di diverse costole; invece Sohrab riuscì a colpire l'antagonista in un occhio utilizzando la fionda di suo padre, lasciandolo agonizzante di dolore.
Dopo essere fuggiti, Amir venne curato in un ospedale e il fanciullo cercò di riprendersi dal trauma subito.
Egli pensò addirittura di essere stato crudele per quello che aveva fatto e che sarebbe andato all'Inferno.
Amir mentre il bambino parlava, avrebbe voluto rassicurarlo dicendogli che era stato il mondo ad essere crudele con lui, non il contrario.
Passato un pò di tempo, Sorhab giunse in America per essere finalmente presentato a Soraya e vivere assieme a lei e ad Amir come una vera famiglia.
Concludendo, il comportamento di Amir nei confronti di Hassan potrebbe essere considerato ignobile: un vero amico sarebbe dovuto intervenire, e non restare a guardare.
Tuttavia Amir, se avesse ricevuto I giusti insegnamenti da Baba, non sarebbe cresciuto con così poca sicurezza in se stesso; infatti egli, diventato un uomo forte e maturo, si precipita senza esitazioni ad aiutare Sohrab.
Crediamo, secondo una nostra personale interpretazione, che all'interno del libro nel dialogo tra Amir e Sohrab, potrebbe leggersi uno dei fondamenti socratici ovvero: "é sbagliato fare del male anche alle persone cattive, perché loro non sanno comportarsi diversamente e perché a volte diventano buone".
Infine ad oggi, quanto accaduto nel romanzo, potrebbe essere paragonato al traffico della droga in Afghanistan: I dati raccolti da associazioni come l'Onu certificano la coltivazione migliaia di tonnellate di oppio. La causa di tutto ciò deriva dall'instabilitá politica, dalla povertá crescente e dalla mano d'opera a basso costo. Questo non fa altro che peggiorare una situazione giá complessa, fatta di sfruttamento lavorativo e di un gran numero di consumatori. Questo mercato ha portato alla nascita di organizzazioni politico-militari come I talebani, I quali attentano alla vita di tantissime persone.
Il parallelismo potremmo vederlo con il sequestro di Sohrab che, per fortuna, é stato salvato da Amir.
Ma quanti come lui?

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