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17 febbraio 2017   
Giordano bruno, la libertà di pensiero e la morte
di Giovanna VClsu

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno venne bruciato vivo in piazza Campo de’ Fiori a Roma, proprio dove oggi si erge la statua bronzea a lui dedicata, opera di Ettore Ferrari. Bruno difendeva la teoria “eretica” del polacco Copernico, secondo cui la Terra e gli altri pianeti ruotano attorno al Sole. Per questo motivo fu incarcerato per ben sette anni con l’accusa di eresia. Vittima di una tormentata vicenda giudiziaria, venne condannato al rogo dal Sant’Uffizio. Per il suo pensiero Bruno è ritenuto un precursore di alcune idee della cosmologia moderna, e per la sua morte, è considerato un martire del libero pensiero. Nel monumento che lo raffigura, il filosofo è mostrato rivolto in direzione della Città del Vaticano, in segno di ammonimento alla Chiesa all’epoca inquisitrice e poco propensa alla scienza e alle teorie rivoluzionarie. Originariamente si pensa che Ettore Ferrari intendesse raffigurare Bruno con la mano e l'indice puntati verso il Vaticano per accusare la Chiesa della sua poca libertà di vedute, quasi a rappresentare il filosofo in atto di sfida davanti all'Inquisizione, ma poi predilesse un soggetto meno aggressivo, un Bruno pensoso e riflessivo. “L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui, in questo mondo”.

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