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09 ottobre 2018   
Dal Carso insanguinato a Canosa di Puglia
di giuseppe di nunno

Il primo Caduto canosino della Grande Guerra
Memoria di Michele Pasculli, Bersagliere sul Carso insanguinato.

Nella ricorrenza del Centenario della Grande Guerra, dalla Provincia di Milano il Sig. Dino Lagrasta scrive alla Redazione di Canosaweb, porgendo la memoria di Michele Pasculli, nonno di sua moglie.
L’appello suscita in noi una complessa ricerca storica, rintracciando i nipoti, Sig. Vito presso Pavia e Sig.ra Immacolata presso Milano, con cui abbiamo avuto il piacere di dialogare, riscrivendo una pagina di storia, cui ha collaborato con diligenza e competenza anche Michele Di Ruggiero, Membro dell’Associazione Arma dell’Aeronautica e Capogruppo dell’Istituto Nastro Azzurro.
La prima Guerra Mondiale riporta l’ingresso dell’Italia nel XXIV Maggio 1915, nel “Piave che mormorava”, come fa memoria anche una lapide di toponomastica canosina di VIA XXIV MAGGIO, di fronte all’Asilo Minerva, che ricorda questa funesta data storica tra Interventisti e Neutralisti.
“È partito in Guerra”, evocava la voce popolare in dialetto di paese e dopo circa dieci giorni moriva Michele Pasculli, “mancava ai vivi in età di anni 26”, come comunicò una nota del Ministero della Guerra al Comune di Canosa.
Il manoscritto municipale così riporta: “L’anno mille novecento quindici ed alli sei del mese di giugno nel Comune di Caporetto (Kobarid) mancava ai vivi in età di anni ventisei il Pasculli Michele, Soldato del dodicesimo Reggimento Bersaglieri, ammogliato con Morra Vincenza, in seguito a ferita d’arma da fuoco agli arti inferiori, sepolto a Caporetto nel Cimitero”.
Abbiamo contattato il Museo di Caporetto, Kobariški Muzej, che ha confermato l’iscrizione del Pasculli nell’Albo d’Oro dei Caduti e a noi trasmesso con onore.
Presso il Kobarid Muzej, la «Fundacija Poti miru», “Fondazione Le vie della Pace nell’Alto Isonzo”, costituita nel 2000 in Slovenia, collaborando con noi ci scrive: «Ci fa piacere che Lei ha trovato l’ultimo posto di riposo del soldato Michele Pasculli. Nei primi anni del dopoguerra fu possibile esumare i resti dei parenti e portarli a casa».
Infatti la salma, come annota Michele Di Ruggiero nella ricerca dei nomi dei Caduti, fu traslata dal Cimitero di Caporetto e giunse a Canosa il 12 Gennaio 1924 con i solenni funerali del 15 Gennaio, alla presenza del Sindaco Caccavo Amedeo e della vedova Morra Vincenza, di cui Di Ruggiero ha trovato il manoscritto delle lettera di gratitudine al Sindaco dell’epoca.
Nella lettera autografa del 15.1.1924, la Vedova ringrazia “la dimostrazione di fede, di amore, e di lacrime che l’intera cittadinanza ha voluto tributare alle sacre spoglie del mio adorato consorte, che dal Carso insanguinato hanno fatto ritorno alla terra natale” e scrive “piangendo sull’unica figlia che l’Italia mi lasciò senza il suo papà”.
Lei aveva indossato per lutto la veste nera e non volle per molto tempo uscire di casa, accudendo alla piccola Pasculli Maria, la prima orfana di Guerra di Canosa, nata il 27 gennaio 1915, che il papà Bersagliere Michele non conobbe mai, eroico servitore della Patria morto sul fronte del Carso insanguinato.
In memoria il Comune collocò la tomba nella Cappella Maggiore del Camposanto e intitolò una strada, VICO MICHELE PASCULLI, con delibera di Consiglio Comunale, n. 89 del 12 Gennaio 1923, un anno prima dell’arrivo della salma, “in ricordo del giovane concittadino Pasculli, primo canosino gloriosamente caduto contro l’Austria (1915-18)”. La scelta della strada indica la fabbrica e vendita di scarpe all’angolo di via Saffi nell’attuale Museo dei Vescovi e fa memoria dell’artigiano “Calzolaio” Michele Pasculli, di cui tanti contadini hanno portato le scarpe, come riferisce il parente a Canosa Mauro Pasculli.
Quella figlia bambina Maria, orfana di Guerra, detta “Michelina”, la piccola di Michele, con dignità femminile, si diplomò da Insegnante a Bari e divenne Maestra d’Asilo presso la Scuola Mazzini, come attesta una foto inviata dalla figlia Immacolata, che ritrae negli anni ’60 la classe dei bambini in un tempo di gioia di Carnevale, con la Dirigente Lina Goffredo ed il Vescovo di Andria Mons. Francesco Brustia.
Quella diligente Maestra ora riposa nella terra di Travacò Siccomario, in Provincia di Pavia, nella pietà di famiglia del Figlio Vito, che ci ha trasmesso una foto del nonno Bersagliere Pasculli Michele.
E quella ragazzina di 15 anni, prima orfana di Guerra, fu anche l’8 Giugno 1930 la Madrina dell’inaugurazione dell’Ospedale ai CADUTI IN GUERRA e alla Vittime del Morbo della Spagnola, di cui ricorre il Centenario in questo anno 2018.
Lo attesta una foto documentale della bella cerimonia dell’inaugurazione in Piazza Umberto I dell’Ospedale sito in Vico Carmelitani e già “Ricovero di Mendicità Umberto I”. Nella foto si riconosce al centro la bambina e a sinistra la vedova con la veste nera di lutto, che rimase austera impressa nel cuore per tutta la vita.
Oggi 29 Settembre 2018, festa liturgica di San Michele, Michele Di Ruggiero ha risanato con la mia persona e con Sabino Mazzarella, la lapide di toponomastica di Vico Michele Pasculli, alle spalle del Palazzo del Museo dei Vescovi, dando decoro onore e memoria al nome trascritto su lapide di terracotta.
Nell’epilogo della memoria storica, facendo seguito all’appello della «Fundacija Poti miru», “Fondazione Le vie della Pace nell’Alto Isonzo”, che apprezza in noi di «aver trovato l’ultimo posto di riposo del soldato Michele Pasculli», con la guida di Enzo Benedettini abbiamo ritrovato nel Camposanto di Canosa il loculo dove riposano le spoglie mortali, emblema dei 500 Caduti; ci siamo recati con l’amico Sabino Mazzarella nella Cappella di San Biagio (entrando nel Cimitero, a sinistra), a destra dell’altare, ponendo un fiore offerto dal fioraio Mele e una preghiera “nel silenzio degli estinti che ammaestra i viventi”, come evoca la lapide monumentale del Camposanto del 1842. Il loculo dell’ossario riporta: “morto a Caporetto – la moglie”.
Lo scrittore canosino del ‘900, Vittorio Schiraldi, nel racconto della partenza per la Grande Guerra direbbe: “storia di famiglia, storia di paese”, e noi aggiungiamo per questi Caduti: “storia d’Italia”.
La memoria rende onore e si fa storia e ammaestra noi eredi e custodi di questo patrimonio umano e storico e scrive con le nuove generazioni una nuova pagina di vita di Servizio al bene comune della Patria, di Pace, di Lavoro, di Amore e di Fede nel Signore.
Ob amorem patriae
Centenario della Grande Guerra.
maestro Cav. Giuseppe Di Nunno – Canosa di Puglia, 4 ottobre 2018

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