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17 giugno 2018   
La vita ti prende a pugni.E' normale chiudersi all'angolo
di Maria Lucia Basolu

Sono stanca e nessuno mi capisce. Vorrei spegnere tutto per un po’ e ricominciare tutto da capo. Sono sull’orlo di quella sottile linea che separa il “continuo a lottare” e il “vaffanculo…mollo tutto, tanto non ce la posso fare”. Non trovo un senso nel continuare, non mi va. Sono consapevole del fatto che sto per cadere in un baratro senza fondo. Annaspo, incespico…ops, cado! Mi sento come se fossi rinchiusa dentro un labirinto, non trovo l’uscita per mettere fine a ciò. Inizio a pensare che l’uscita in questo posto non ci sia. E allora penso: - che senso ha continuare a camminare a vuoto? Che senso ha provare a dare il meglio di te se poi nessuno apprezza il tuo sforzo? Non ci sto più. Basta! Voglio staccare la spina. Ho troppi pensieri per una sola piccola mente come la mia. Sto per scoppiare, me lo sento, ma qui, beh, qui non posso, non davanti a tutti. Nessuno deve sapere che anche io crollo. Devo solo trattenermi un po’. Mi bruciano gli occhi, fanno male, ma questo dolore passa subito. Sono le ferite interne che non guariscono, sanguinano in continuazione e bruciano dentro come un fuoco infernale. Emettono un dolore stratosferico e forse nemmeno il buon Leopardi riuscirebbe a descrivere la sofferenza che provo. Dovrei smettere di essere patetica. Ho quindici anni, nessuno mi crede se dico che sto male per davvero, che sono stanca, come svuotata, priva di ogni linfa vitale. Sono giovane; è impossibile che non sia tranquilla e felice agli occhi degli altri, eppure non è così. Troppa superficialità, troppa amarezza. Meno male che c’è sempre una pagina bianca e una penna per sfogarmi, per riflettere la mia anima che nell'inchiostro prende vita e si anima. Loro ci sono sempre stati, ci sono ancora e ci saranno in futuro.

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