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16 febbraio 2017   
Ciao, Zio!
di Maria Bertolino

“Accadde ieri....
...eppure sono passati 10 anni da quella tragica mattina del 25.10.1982.”

Miriam lesse questa frase in un libricino trovato per caso nella libreria che la madre aveva nella propria stanza; capì subito che era dedicato allo zio materno, morto circa 30 anni prima. Era stato il parroco del paese a scriverlo… volle saperne di più e continuò a leggere:
“Stavo andando a scuola, a Sessa Aurunca, quando vidi tante macchine ferme al margine della strada. Proseguii domandando che cosa fosse successo; gli uomini dal volto triste mi rispondevano sibilando: più avanti c’è un grave incidente. Raggiunsi la curva, qualcosa internamente mi spinse a fermarmi. Mi avvicinai: un lenzuolo copriva un corpo in una macchina malridotta. Mi pregarono di non alzare il lenzuolo ed io lentamente tracciai il segno della croce, raccomandai alla pietà celeste l’anima e raggiunsi la scuola. Dopo poco tempo mi giunse la notizia: “GIOVANNI È MORTO, in un tragico incidente”. Scoppiai in pianto … Il Signore aveva voluto che il suo parroco desse la prima benedizione al collaboratore instancabile di tutte le attività della parrocchia, al giovane impegnato nell’Azione Cattolica e nella Milizia dell’Immacolata, all’amico sorridente e trainante … A me poi il compito di dare la straziante notizia alla famiglia che viveva per quel “figlio d’oro”. Tornato in paese, la notizia aveva varcato i confini del paese. Era cominciato il pellegrinaggio delle persone amiche che avevano incontrato Giovanni ed erano restate conquistate da quello sguardo sereno e rassicurante, da quel cuore comprensivo e disponibile per tutto ciò che era bello e giusto. Una lenta pioggerella accompagnò tutta la giornata, nel paese si respirava mestizia e un silenzio quasi religioso si impossessò di tutti. Le esequie ci furono quella stessa sera, volle essere presente il Vescovo e nell’omelia diede testimonianza delle doti di quel meraviglioso giovane universitario che aveva conosciuto, di cui era diventato amico e su cui aveva posto tante speranze. Vi erano anche i compagni del Liceo, dell’Università, dell’Azione Cattolica, della Milizia dell’Immacolata e tanta gente del paese che aveva avvertito che un giovane straordinario era passato in mezzo a loro. Ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggio di tanti giovani che depositano un fiore ricordando …”
Miriam non aveva mai conosciuto lo zio, morto ad appena vent’anni in un incidente stradale, quando sua madre ne aveva quindici; aveva sempre sentito dire che era una persona buona, gentile e volenterosa… il Signore lo aveva voluto vicino a sé troppo presto!
Molte volte ella avrebbe voluto chiedere alla mamma o alla nonna come fosse avvenuto l’incidente e se avessero trovato il responsabile, ma non ne aveva mai avuto il coraggio; temeva di rievocare in loro la sofferenza della tragica morte. Sapeva che un camion aveva travolto e scaraventato lo zio in un fosso, nella “maledetta” curva di Cascano, mentre si recava a Sessa Aurunca; provava tanta rabbia nei confronti di chi era alla guida, che considerava un crudele assassino.
Ella, un’adolescente di 16 anni, si sentiva fiera e orgogliosa di aver avuto uno zio disposto a tutto, anche a dare la vita per Gesù, ma nel contempo era molto triste poiché non l’aveva mai conosciuto. La nonna le parlava spesso dello “zio Giovanni”: le aveva raccontato che suonava la chitarra nella schola cantorum, che non era un tipo vanitoso, che amava stare con gli amici, studiare, divertirsi, che, prima di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza, aveva frequentato il Liceo Scientifico “Ettore Majorana” ed era molto bravo a scuola. Allora ogni volta che passava davanti al Majorana, Miriam si immaginava lo zio attorniato dai compagni di classe, di conoscere i suoi primi amori… Aveva già deciso che avrebbe intrapreso e seguito gli studi universitari scelti dallo zio.
Nelle foto che aveva visto, egli appariva serioso e severo, ma in realtà era un tipo molto allegro. Avrebbe tanto voluto averlo vicino per parlargli della propria vita e dei propri sogni! Avrebbe voluto possedere una sfera di cristallo per ripercorrerne la vita, le gioie, le sofferenze. A volte, guardando la foto che più le piaceva, gli parlava, gli chiedeva consigli e lo pregava di aiutarla da lassù; anzi, aveva spesso la sensazione che le stesse vicino, che la proteggesse e le desse la volontà per studiare. Pensava che non avrebbe potuto mai conoscere tutta la verità sulla sua morte, ma la rincuorava il pensiero che un giorno l’avrebbe incontrato, avrebbe potuto finalmente vederlo e abbracciarlo e chiedergli, forse, cosa fosse davvero accaduto quel giorno. Molte volte le capitava di parlare di ciò con l’amica del cuore e a stento riusciva a trattenere le lacrime. In paese tutti dicevano che Giovanni era una persona bravissima e che mai nessuno lo avrebbe dimenticato; a lui avevano persino dedicato un oratorio del paese e all’interno avevano posto una lastra recante l’iscrizione “Ogni amico è mio fratello, ogni paese è mio paese” …

Miriam continuò a sfogliare il libricino e lesse un’altra testimonianza:

“Sabato 23 ottobre 1982 stavo facendo l’abituale meditazione settimanale con i giovani di Sessa Aurunca. E considerando la famosa massima del Padre Kolbe ‘vivere, lavorare, soffrire, fino a morire per la salvezza di una sola anima” dicevo: “Amici, forse il problema della morte non ci tocca nell’intimo, perché siamo giovani, e la nostra natura si rifiuta di considerare questa realtà; la nostra giovinezza vede rosa e non nero; però dobbiamo pensare almeno al problema della morte del nostro IO, del nostro egoismo’. Non sapevo che alla stessa ora, un altro gruppo stava meditando la medesima realtà e che Giovanni aveva sottoscritto una lettera in cui si diceva disposto a morire anche fisicamente se questa era la volontà di Dio. Aveva 21 anni ma la sua maturità umana, il suo equilibrio, la sua ricchezza spirituale erano eccezionali. Il suo messaggio d’amore però è di gioia perché egli è ancora in mezzo a noi.”
“Proprio così – disse Miriam tra sé e sé – , fare memoria è molto più di un semplice ricordo!”.
Lo zio Giovanni le aveva insegnato a trarre dalla vita, anche sofferta, qualunque cosa potesse migliorare l’uomo e renderlo autentico cittadino di una città terrena in cui regni la civiltà dell’amore... Egli le era vicino e sarebbe sempre stato per lei l’esempio da seguire!

(Elaborato III Classificato alla XXIX Edizione del "Premio Moscati", Casanova di Carinola - CE)

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