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20 giugno 2018   
Un testo horror. La ragazza del macellaio
di Linda classe 2^ B

Era tardi quella sera d’estate: l’orologio segnava le ore 23:25. La luce della camera di Evelyn era ancora accesa. Era seduta ad una scrivania con una gigantesca pila di libri accanto a lei. Evelyn era una ragazza di 24 anni, molto autoritaria, ma molto carina, con capelli neri come il carbone e occhi scuri come la notte. Tuttavia la sua pelle era molto chiara e liscia. Ad un certo punto spense la luce e si coricò sotto le coperte del suo letto viola a pois gialli, ignara di ciò che stava per accadere.
Pochi minuti dopo che si fu addormentata, si svegliò di soprassalto sentendo dei rumori provenire dalla camera a fianco, la camera di suo fratello maggiore Lucas. Dalla stanza derivavano delle voci: una era quella di suo fratello, l’altra non l’aveva mai sentita prima, ma non sembrava essere di qualcuno molto simpatico. Appoggiò l’orecchio al muro per sentire meglio e tranquillizzarsi, ma ciò che udì non la calmò affatto, all’opposto: sentì solo minacce e poi udì la porta aprirsi e dei passi avvicinarsi. Così di scatto si rimise sotto le coperte e socchiuse gli occhi per riuscire a scrutare chi fosse lo sconosciuto in casa sua, ma riuscì solamente a vedere una sagoma incappucciata, non ben definita, e la voce di Lucas al suo fianco. Era una ragazza molto curiosa e amante dell’avventura, ed anche un po’ incosciente; e furono proprio queste sue caratteristiche che la spinsero a vestirsi, infilarsi il giubbotto, le scarpe da ginnastica e ad uscire dalla finestra per vedere dove stessero andando suo fratello e lo sconosciuto.
Le strade erano buie e spettrali, non sapeva dove l’uomo e Lucas fossero diretti, ed anche se era terrorizzata, proseguì muro dopo muro, angolo dopo angolo, lampione dopo lampione. Dopo circa dieci minuti di cammino, i due svoltarono su un lungo e stretto vicolo sporco, con l’intonaco che si staccava dai muri. Inoltre, era senza luci. Una piccolissima porta di ferro, arrugginita e scricchiolante e inlucchettata apparve alla fine della stradina, illuminata da una piccola lampadina scoperta e malfunzionante appesa sopra di essa.
Lucas e la figura incappucciata entrarono proprio dentro quella porticina, ma prima di entrare, ad Evelyn sembrò che lo sconosciuto la guardasse. Si immobilizzò, e notò che l’uomo trasse qualcosa dalla tasca della felpa, con aria losca ed un mezzo sorriso di scherno. Solamente dopo aver controllato che nessuno li stesse seguendo, entrò. La ragazza immaginò che la porta, in assenza della chiave, si aprisse solamente dall’interno; allora, con una leggera ma velocissima corsa, bloccò la porta poco prima che si chiudesse, e fu proprio questo che la tradì; difatti la porta quando si chiudeva faceva un tonfo infernale, ma dato che Evelyn l’aveva bloccata prima, i cigolii cessarono e non ci fu nessun tonfo.
La ragazza si accorse che i due ragazzi erano stupiti che non ci fosse stato nessun rumore assordante, così uscì velocemente dalla porta sbattendola molto forte e provocando esattamente il suono che gli adolescenti si aspettavano. In questo modo, però, rimase fuori; rifletté e si ricordò che, prima di chiudere la porta, aveva intravisto il fratello con una piccola valigetta nera tra le mani che aveva notato anche il giorno prima sotto al letto della sua camera, ma non riuscì a trovare un collegamento logico.
Stava per andarsene, quando intravide sulla porta arrugginita una scritta, e cercò di renderla più visibile con l’orlo della maglia: riuscì a leggere “macelleria”. Pensò che poteva essere una porta secondaria per la macelleria dall’altra parte della strada; così si precipitò in quel luogo da cui, dall’interno, proveniva un’insolita luce. La porta era aperta, perciò entrò.
Subito scorse sul tavolo in fondo Lucas e la sagoma nera che si era tolta il cappuccio. Ora l’uomo era visibile in volto ed Evelyn lo riconobbe: era un certo Josh, il figlio del proprietario della macelleria stessa.
Vide che stavano parlando, ma non capiva cosa stessero dicendo. Vedeva soltanto il figlio del macellaio molto arrabbiato e il fratello molto impaurito che reggeva stretta tra le mani una bustina piena di una misteriosa polverina di un colore bluastro, che Evelyn non aveva mai visto prima. Si accorse che c’erano altre bustine nella valigetta nera che prima Lucas teneva in mano. La ragazza voleva avvicinarsi per ascoltare la loro conversazione, ma quello che sentì non le piacque: “Ci serve la ragazza per contenere questa sostanza” diceva il ragazzo. “Sono sicuro!” rispondeva Lucas, ma Josh continuava a ripetere : “Evelyn deve venire! Lo sai che se non viene tu prenderai il suo posto!” continuava a ripetere, ma il ragazzo convinto ribatteva : “Sono sicuro che ci sta seguendo!”. A quel punto, Evelyn si sentì tradita dal suo stesso fratello: voleva tornare a casa, scappare, fuggire, andarsene, ma il pavimento era bagnato, e nel farlo scivolò a terra, e svenne. Quando riaprì gli occhi, era distesa sopra ad un grandissimo tavolo. Si guardò attorno, e vide Josh davanti ad un banchetto a fianco a lei. Sullo stesso banchetto, su cui era posato un coltello insanguinato, e un sacchetto pieno della sostanza misteriosa, accuratamente sigillato, lo stesso sacchetto che prima era stato estratto dalla valigetta nera. Poi sentì un forte dolore al petto, alzò la testa e si guardò il torace, aveva uno strano taglio richiuso con del filo proprio al centro del seno, intorno ad esso tutto era insanguinato. Josh si girò con uno scatto fulmineo e si accorse che la ragazza aveva gli occhi aperti, quindi prese una pietra da terra e la colpì alla testa. Evelyn svenne nuovamente.
Quando si risvegliò era sul suo comodo letto. La sveglia segnava le 3:00 della mattina; era tutta sudata, ricordava vagamente qualcosa della sera prima. Le idee nella sua testa erano molto confuse, ricordava il macellaio, Lucas, una porta, la macelleria, un coltello insanguinato, un taglio, …tanto dolore. Pensò che fosse stato solamente un incubo. Si sedette sul letto. Le girava molto la testa, si tastò la fronte e sentì che aveva una botta. Si scoprì e vide che era in pigiama. Pensò ancora che quello che lei temeva fosse solo un sogno: si ricordava che nell’ipotetico “sogno” indossava i vestiti. Ma quando alzò la maglietta, trovò un’agghiacciante sorpresa: vide una lunga cicatrice disegnata sul suo petto, simile al taglio che forse aveva solo sognato…. in preda al panico si alzò e andò di corsa alla finestra, con l’intento di aprirla e prendere una boccata d’aria fresca. Qualcosa glielo impedì: un post-it attaccato sul vetro, con su scritta questa frase “ora sei la ragazza del macellaio”. Era forse tutto uno scherzo? Ricordava tutto di quella sera, ricordava i discorsi tra suo fratello ed il figlio del macellaio, ricordava il corpo che doveva contenere la misteriosa polverina (di cui Evelyn ignorava tuttora la natura), ricordava il taglio sul petto, che per fortuna non era vero. Ma sapeva che, se anche avesse provato a raccontare quella storia, a qualcuno, nessuno le avrebbe mai creduto… Eppure era sembrato tutto così vero… era stato forse soltanto un sogno? Ad un tratto squillò il telefono. Comparve il nome di “Josh”.

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La voce del Don Milani
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