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11 novembre 2018   
MORIRE PER VINCERE
di caterina d'angelo


“BluWhale”, il gioco suicida.
La “BluWhale” è una missione che gli inventori del gioco detti anche tutor o curatori danno a ragazzini compresi tra i 9 e i 17 anni d’età scelti sui social network. Il gioco consiste in 50 sfide da completare in 50 giorni. Per fare questo gioco la regola principale è non dire nulla ai genitori in modo da completare la missione di nascosto. Il primo livello consiste nell’incidersi sulla mano la scritta “F57”.Un’altra regola molto importante è quella di inviare una foto ai “curatori”, infatti, questi ultimi monitorano costantemente le vittime della “BluWhale” per essere certi che le loro pedine eseguano perfettamente le loro direttive. Più passano i giorni più i livelli diventano pericolosi. Al terzo giorno le vittime saranno costrette ad incidersi con lame, taglierini o altro delle balene su tutto il corpo. Salendo di livello inizieranno a salire sui tetti dei palazzi più alti della propria città mandando delle foto ai “tutor”. Al 26° giorno la regola recita che il tutor dirà ai ragazzi la data della propria morte e i ragazzi dovranno accettarla. Purtroppo si parla anche di morte perché l’obbiettivo finale della “BluWhale” è proprio essa. Gli adolescenti che partecipano al gioco vengono convinti che solo con la morte loro possono raggiungere il massimo livello. I ragazzi dovranno, secondo questo gioco, salire e buttarsi dall’ultimo piano di un palazzo ma non da soli infatti in loro compagnia ci sarà un loro amico che dovrà filmare la scena e mandarla ai curatori che a loro volta l’useranno per dare l’esempio ad altri giocatori. La “BluWhale” è stata chiamata in questo modo perché le balene blu spesso si suicidano spiaggiandosi. Questo strano rituale è stato creato qualche anno fa in Russia ma si è diffuso anche in Brasile, Gran Bretagna e Francia procurando già 157 morti. Questo gioco è la dimostrazione di quanto i social possono essere pericolosi, ed è anche un modo per incitare i genitori a controllare e seguire i propri figli.

Razzano F.

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