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15 agosto 2018   
Crollo di ponte Morandi, Genova, 14.08.2018.
di Matilde Piu

"Abbiamo sentito un tuono. Sì un tuono, ma poi quando ci siamo guardati alle spalle il ponte non c'era più, stava crollando. É stato un attimo e non c'era più."

"Abbiamo sentito tremare la casa dalle fondamenta e abbiamo pensato al terremoto, ma era il ponte che cedeva e si schiantava al suolo. Il ponte, dalla finestra, non c'era più."

"Non lo so, non ho idea del numero di macchine coinvolte. Non ho fatto in tempo a girarmi che il ponte non c'era più. Non c'era più, é rimasto solo quel camion della basko paralizzato in una corsa verso il vuoto."



Il ponte Morandi non c'è più: è crollato sui suoi piloni di 45m in un giorno in cui la pioggia flagellava Genova; in cui una mattina d'estate era buia come le sere d'inverno; in cui il temporale colpiva implacabile la terra, così intenso da mascherare il fracasso del cemento.

Era solo una vana speranza che fosse un tuono? Una vana speranza a mascherare la paura che attanagliava il subconscio?

Il ponte Morandi non c'è più: è crollato sui suoi piloni di 45m in un giorno in cui la pioggia flagellava Genova; in cui una mattina d'estate era buia come le sere d'inverno; in cui il temporale colpiva implacabile la terra, così intenso da mascherare il fracasso del cemento.

Genova lancia un urlo muto, carico di dolore e di paura.
Genova lancia un urlo muto, straziante.
È l'urlo che leggi negli occhi sbarrati delle famiglie attaccate ai telegiornali, che brucia nelle lacrime pungenti.
È l'urlo che inchioda le corde vocali, che corre lungo la spina dorsale, che fa rabbrividire nella calura dell'estate.
È l'urlo che fa tremare le mani portate alla bocca, le dita nei capelli.

Il ponte Morandi non c'è più: è crollato sui suoi piloni di 45m in un giorno in cui la pioggia flagellava Genova; in cui una mattina d'estate era buia come le sere d'inverno; in cui il temporale colpiva implacabile la terra, così intenso da mascherare il fracasso del cemento.

Sotto lo scroscio battente attimi infiniti di terrore: si sarà schiantato sulle abitazioni in cui genovesi imprecavano il tempo per aver rovinato i piani di ferragosto? Ci sarà stata la solita coda maledetta, sul ponte Morandi?

Un lampo, un tuono.

Il fragore della pioggia, sparito, secondario rispetto ai pensieri che affogano l'anima, torna nelle orecchie ad assordarti. E come dopo un tuffo in profondità, una boccata d'aria ti spezza i polmoni: le lacrime bruciano negli occhi, lo stomaco è attanagliato in una morsa, il terrore scivola viscido e ghiacciato lungo la schiena.

Il ponte Morandi non c'è più: è crollato sui suoi piloni di 45m in un giorno in cui la pioggia flagellava Genova; in cui una mattina d'estate era buia come le sere d'inverno; in cui il temporale colpiva implacabile la terra, così intenso da mascherare il fracasso del cemento.

Un caos di emozioni paralizzano il cervello: le gambe sembrano non poter sopportare un peso così grande e, come quei pilastri, franano.


Il ponte Morandi non c'è più: è crollato sui suoi piloni di 45m in un giorno in cui la pioggia flagellava Genova; in cui una mattina d'estate era buia come le sere d'inverno; in cui il temporale colpiva implacabile la terra, così intenso da mascherare il fracasso del cemento.

Il cielo a poco a poco muta la sua furia in pianto, fino a placarsi.
Ma non si placa la pioggia sui volti di quanti sono impegnati a prestare soccorso.

Le nuvole spesse e compatte rendono ancora più tetra l'atmosfera.

Nel silenzio dei respiri sospesi continua la tragedia.
E la tragedia é la voce spezzata e tremante di quanti testimoniano il fatto.
La tragedia é il viso di mio nonno, che lui quel ponte lo ha salutato tutti i giorni per una vita recandosi al lavoro, che lui come tanti lo ha percorso e odiato, mille e mille volte.




Il ponte Morandi non c'è più: è crollato sui suoi piloni di 45m in un giorno in cui la pioggia flagellava Genova; in cui una mattina d'estate era buia come le sere d'inverno; in cui il temporale colpiva implacabile la terra, così intenso da mascherare il fracasso del cemento.

E oggi c'è il sole, che brucia Genova, che ha asciugato la pioggia come il palmo di una mano asciuga le lacrime.

Oggi c'è il sole e il ponte non c'è più, ma c'è il dolore: acuto e lancinante che inchioda le corde vocali e fa tremare le mani, ancora portate alla bocca.

Oggi c'è il sole, e non ci si crede, che proprio il ponte Morandi non ci sia più; ma basta guardare in alto per scorgere i monconi: tesi come mani che si cercano, sospesi a 45 metri di altezza dal suolo, con quel camion della basko paralizzato in una corsa verso il vuoto.

Oggi c'è il sole, che non lascia tregua, e si sente solo silenzio da casa mia.




A chiunque si sia informato o si informi manifestando la propria empatia va un grazie.

A chiunque pensi che discorsi vuoti e accuse rivolte gli uni agli altri possano aiutare è presentata una richiesta: mostrate umanità, mostrate rispetto, e soprattutto siate capaci di dimostrarvi uomini e donne con una dignità.

Il dolore é grande e non sbiadisce; abbiamo bisogno di guarire la nostra ferita e che la cicatrice che rimarrà non venga mai coperta.


Ora silenzio, basta parole.

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