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05 dicembre 2018   
Il dialetto napoletano
di Alberto Verrengia

Dalla fondazione della colonia greca Partenope, avvenuta circa nel VI secolo a.C. da parte di alcuni coloni dell’attuale Cuma, all’istituzione del primo vero centro abitato, denominato Neapolis, il greco dorico divenne la lingua ufficiale degli abitanti partenopei lasciando, tutt’oggi, tracce in diversi termini d’uso comune. Con l’incursione romana del 326 a.C. ai danni della Campania felix , tuttavia, ogni nucleo abitativo fu soggiogato e subì sorti differenti. Napoli, in particolar modo, che in quel periodo contava 30 000 abitanti, strinse con Roma il foedus neapolitanum, trattato di alleanza che concedeva ampi diritti alla città in cambio di favori politici e militari. Tempo dopo, però, l’intera Campania fu saccheggiata dagli stessi Romani, decretando la fine dell’autonomia della città partenopea, declassata a semplice colonia. L’idioma greco fu, a questo punto, sostituito gradualmente dal latino parlato dai commercianti che percorrevano quelle zone, dai soldati e dai cittadini dell’Urbe lì trasferiti. I segni del volgare permangono nella disposizione delle parole nell’odierno dialetto e nella pronuncia di alcuni vocaboli. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, però, la lingua parlata dai napoletani mutò costantemente. Durante la dominazione angioina, instaurata nel 1246, subì l’inflessione francese assumendo, poi, le forme di una vera e propria lingua. Giovanni Boccaccio, scrisse, infatti, nel 1339, «l’Epistola napoletana», lettera indirizzata all’amico Franceschino De’Bardi composta da un’introduzione in fiorentino e continuata in dialetto partenopeo. Nel periodo della dinastia aragonese, in particolar modo nel 1442, con l’incoronazione di Alfonso V d’Aragona, il napoletano sostituì definitivamente il latino nei documenti ufficiali, diventando la lingua del Regno di Napoli. Nel 1537 è stampata la raccolta di Villanelle napoletane, collezione di poesie giunta in tutte le corti d’Europa, considerata come la forma embrionale della musica napoletana. L’unificazione dell’Italia, nel 1861,

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