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12 ottobre 2017   
Il progresso non sempre fa rima con lavoro. Si continua ad emigrare: da Palma di Montechiaro oltre 10.000 cittadini hanno “fatto le valigie”
di III B-C Scuola secondaria di primo grado

Nel XVIII e XIX secolo, le condizioni di vita dei lavoratori erano assai diverse da quelle di oggi. Erano molte le persone che facevano i contadini ed altri che erano artigiani. Con l’avvento dell’industrializzazione, che si sviluppo’ in diverse fasi, molti di essi si trasferirono dalle campagne alle città per trovare lavoro e salari sicuri nelle fabbriche. Grazie a questo inurbamento le città si munirono di nuovi quartieri, costituiti da case unifamiliari, da condomini e dando vita alla classe operaia. Gli operai lavoravano nelle fabbriche 14/15 ore al giorno, coadiuvati dalle loro donne e i loro bambini, con salari bassi e attenendosi a regolamenti molto rigidi. Nascevano così i primi sindacati che difendevano i diritti degli operai, chiedendo salari più alti, condizioni igieniche e di sicurezza migliori, orari di lavoro meno pesanti e combattendo lo sfruttamento di donne e bambini. Si cominciò a cercare di diminuire il divario tra la classe del proletariato e la borghesia, mentre nascevano i primi partiti socialisti e poi il pensiero comunista, con Marx ed il suo materialismo storico.
Facendo un parallelismo con la società di oggi, possiamo affermare che l’uomo vive in condizioni che non ha paragoni con quelle di tre secoli fà, anche se dobbiamo ammettere che lo sviluppo della scienza e dell’ automazione ha portato alla disoccupazione, scontrandosi anche contro i principi della nostra costituzione, poiché oggi le macchine lavorano quasi da sole. A maggior ragione, oggi, succede nella nostra terra di Sicilia, dove l’apparato industriale è quasi assente e a nulla sono servite le riforme in materia economica, finanziaria e amministrativa come rimedio per risolvere i problemi che affliggevano il mezzogiorno d’Italia nella seconda metà del XIX secolo.
Oggi, al contrario, stiamo assistendo al riproporsi di una emigrazione delle nostre famiglie e di molti giovani laureati e non, che hanno lasciato la propria terra in cerca di lavoro e conseguente serenità familiare. Secondo l’ ISTAT sono circa duecentocinquantamila le persone che si sono spostate dalle regioni meridionali ad altre aree del paese e all’ estero (solo a Palma mancano circa diecimila persone).
L’adattamento ad una nuova vita non è sempre facile, se pensiamo al fatto che trasferirsi in un altro posto implica anche la conoscenza della lingua e soprattutto se pensiamo alla solitudine e alla nostalgia della propria patria e della famiglia che spesso sono il dispiacere che deve affrontare l’ emigrante.

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