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19 giugno 2018   
Una fuga quasi perfetta
di Tommaso 2^ B

Nel 1972 ero ricercato in Francia poiché in quel periodo ero un terribile assassino.
Il 18 Ottobre fui inseguito lungo la strada da una pattuglia della polizia; da entrambi i lati della strada c'erano campi e allora decisi di fuggire attraversandoli. Riuscii così facilmente a far perdere le mie tracce.
Ad un certo punto, però, mi persi: non sapevo dove fossi. All'orizzonte vidi un casolare sopra a una collina, circondato da vigneti, ma un po' mal ridotto: le tegole del tetto quasi si staccavano, la pittura all'esterno si scrostava solo a guardarla.
Quando arrivai vicino, venne ad aprire la porta un vecchio signor. Lo guardai dalla testa ai piedi e notai che era molto basso; aveva la faccia piena di rughe e aveva i capelli così bianchi che sembravano quasi neve.
Iniziai la conversazione e gli dissi: "Buonasera, mi chiamo Tom".
Lui mi rispose: "Buonasera a lei, io mi chiamo John. Le serve qualcosa?"
Decisi di raccontare una frottola: "Vengo dal porto di Tolone e sono sbarcato da un traghetto per venire a trovare mia sorella. Qui non trovo nessun albergo dove poter alloggiare".
Lui mi guardò, sorrise e mi disse:" Benvenuto!".
Mi fece entrare e mi offrì una tazza di caffè.
Ad un certo punto, però, accese la televisione e, fatalità, vide al telegiornale il mio volto. Si voltò a guardarmi, terrorizzato: capì all’istante che ero un ricercato. Cercai di mantenere la calma, ma non riuscivo a trattenere la tensione.
Il vecchio prese il telefono per avvertire la polizia, ma, senza pensarci due volte, lo precedetti: presi il coltello e, a sangue freddo, lo sgozzai.
Con la stessa freddezza nascosi poi il suo corpo dentro al silos della casa. E intanto avevo trovato un buon nascondiglio per impedire alla polizia di trovarmi.
Tuttavia, tre giorni dopo arrivò nel casolare una pattuglia: a quanto pare quegli sbirri erano più furbi di ciò che immaginavo!
Quando la vidi, mi venne un attacco d'ansia che cresceva sempre di più.
Preso dal panico provai a scappare a piedi per i vigneti. Ma i poliziotti, quando mi videro correre, mi spararono ad un polpaccio. Così caddi a terra e svenni dal dolore.
Mi risvegliai in una prigione di Orléans al primo piano.
Il 30 novembre sentii un enorme frastuono che proveniva dal muro della mia cella; lo guardai (il muro, ovviamente!) e in poco tempo lo vidi crollare. Con enorme stupore vidi davanti a me un mio grandissimo amico di nome Marlon: “Che ci fai lì impalato; Tom?!”, mi disse. “Forza, andiamocene!”. Mi tese la mano e mi fece alzare.
Dopo essere usciti dalla prigione, vedemmo un poliziotto venirci incontro; così svoltammo in una via molto buia. Quando il piedipiatti girò l'angolo, lo acciuffai da dietro e lo accoltellai al petto. Cadde tra le mie braccia e mi guardò con occhi pieni di dolore, mentre il sangue sgorgava dalla ferita. Poi morì.
Da quel giorno sono passati dieci anni: ora sono rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Parigi, ad aspettare il ritorno di Marlon.

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