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17 febbraio 2017   
GLI ITALIANI E LE FOIBE
di Luca Mariotti 3^ A

Ogni anno si dà grande importanza al ricordo dell’orrore vissuto dagli Ebrei nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale, ma una pagina di storia altrettanto terribile fu vissuta anche dagli Italiani nella zona dell’Istria. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il dittatore jugoslavo Tito attuò una politica di conquista per ottenere nuovamente il controllo della città di Fiume (oggi in Croazia), che allora era occupata dagli Italiani. Utilizzò tutte le risorse di cui disponeva per cacciare gli Italiani dalle terre che considerava della Jugoslavia. Per far sparire i cadaveri degli Italiani sfruttò le foibe: profondissime cavità nel terreno scavate dall’acqua, tipiche della zona del Carso. In questo modo i loro cadaveri non sarebbero più stati ritrovati e, nel tempo si sarebbero consumati fino a sparire, così nessuno avrebbe avuto le prove del loro sterminio. Grazie all’allarme dato dai famigliari delle vittime, il governo italiano inviò segretamente persone specializzate per recuperare i corpi, nella speranza di trovare dei sopravvissuti. Il risultato dell’esplorazione fu tragico: nelle foibe furono scoperte decine e decine di metri di cadaveri ammucchiati gli uni sugli altri.
Questa pagina della storia italiana è rimasta per molti anni ignota alla popolazione: gli unici che ne erano a conoscenza erano le vittime, i loro famigliari e lo Stato.
Il governo socialista mantenne questo segreto per lungo tempo. Nei primi anni ’90 i mass media iniziarono ad interessarsi a questa vicenda e a divulgare ciò che era accaduto. Il 10 febbraio 2004 il parlamento italiano istituì una giornata per ricordare la terribile vicenda degli Italiani morti nelle foibe a causa della dittatura di Tito.
È importante non dimenticare ciò che è successo per fare in modo che gli errori del passato non si ripetano più.

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