| ZUCCHE... NO! ZUCCHERO... SI!!! “È giusto conoscere e capire gli altri, ma questo non vuol dire emularli a tal punto da dimenticare da dove veniamo e quali tesori possediamo, per correre dietro ad una zucca bucata! Chissà se ci riusciremo” (G. Falci).
Recentemente è nato un fenomeno, la globalizzazione, che tende a soppiantare le tradizioni di ogni paese con quelle dei paesi dominanti occidentali.
Un esempio lampante di questo fenomeno è la festa di Halloween, quella cioè della vigilia del giorno della commemorazione dei defunti (dal bretone hallows, cioè santi, e dall’inglese evy, vigilia).
Fino a pochi decenni fa, in Sicilia il secondo giorno di novembre era grande festa. Tradizione vuole che i bambini andassero a letto presto recitando il tipico ritornello:
“Armi santi, armi santi,
Iu sugnu unu e vùatri síti tanti:
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai”
in trepida attesa dell’arrivo dei parenti defunti.
La tradizione, infatti, vuole che in questa notte i morti ritornino dall’aldilà per lasciare dei doni ai loro cari che durante l’anno sono stati buoni. Ma se i bambini non si sono comportati bene, subiranno una terribile tortura: gli antenati gratteranno i loro piedi...
La mattina del 2 novembre una grande animazione regnava in tutta la casa: i bambini cominciavano a cercare i loro regali. L’impresa non era tanto facile, perché i “morti” li avevano nascosti ben bene…
Ma una volta trovati, ecco esplodere la felicità: ciò che era stato vivamente desiderato per un anno intero, finalmente era lì, a casa! Poi, soddisfatti del “fiero bottino”, ci si recava al cimitero per ringraziare i donatori con fiori e candele, rinnovando così in ciascuno il ricordo dei propri defunti. A pranzo, si era soliti mangiare i dolci tipici portati dai morti: la frutta martorana, “l’ossa di mortu” e i “pupi di zuccaru”.
Cosa è rimasto in noi ragazzi di oggi della trepida attesa provata dai nostri genitori?
Purtroppo nulla: di regali, dolcetti, indumenti vari ne abbiamo fin sopra i capelli.
C’è qualcosa che vogliamo veramente? Forse no, forse abbiamo perso la capacità di desiderare…
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