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Noi della Pirandello

pubblicato: sabato 6 febbraio 2010 - ore: 20:42   
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27 gennaio


27 gennaio: data che suscita un sentimento di tristezza in tutti, o quasi, i cuori del mondo.
In questo periodo la nostra professoressa ci ha mostrato dei video su Primo Levi, un chimico ebreo, riuscito per miracolo a sfuggire al peggior campo di sterminio di tutti i tempi: Auschwitz.
Tornato in Italia decide di intraprendere la via della scrittura per far sapere a tutti, tramite i suoi libri e le sue poesie, i “segreti” delle SS.
Ma fa anche propaganda attraverso televisioni e radio per fare conoscere il peggior peccato dell’uomo e cioè l’uccisione di un “fratello” a causa della sua nazionalità o religione.
Il video visto in classe mostrava le realtà dei campi di concentramento, le persone malnutrite e deboli, le famiglie separate e le carcasse di milioni di persone “buttate via” come degli oggetti.
Raccontava, inoltre, che gli unici che sopravvivevano alle torture erano gli uomini tra i 20 e i 30 anni che erano abbastanza forti da resistere giorni senza cibo e con turni di lavoro durissimi.
Guardare quelle immagini, sentire le parole di quell’uomo che raccontava con naturalezza le sue esperienze in quell’inferno mi fa riflettere molto e mi chiedo con quale coraggio riuscisse a parlare di quei fatti senza, apparentemente, esserne scosso neanche un po’… prima che si suicidasse gettandosi dalla tromba delle scale.
Credo che quel gesto sia stato conseguenza di ricordi troppo dolorosi per continuare a vivere e se fosse capitato a me l’avrei fatta finita molto prima.
Davvero meravigliosa è la sua poesia “Se questo è un uomo” : riporta le tremende sofferenze di uomini, donne, vecchi e bambini e ci invita a raccontare ai nostri figli le atrocità di quegli anni perché non si dimentichi quello che è accaduto e attraverso questa “memoria” si possa costruire un mondo migliore.


Autore/i articolo
Redattore
Carola D'Alessandro - Studente

 

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