| 27 gennaio
27 gennaio: data che suscita un sentimento di tristezza in tutti, o quasi, i cuori del mondo.
In questo periodo la nostra professoressa ci ha mostrato dei video su
Primo Levi, un chimico ebreo, riuscito per miracolo a sfuggire al
peggior campo di sterminio di tutti i tempi: Auschwitz.
Tornato in Italia decide di intraprendere la via della
scrittura per far sapere a tutti, tramite i suoi libri e le sue poesie,
i “segreti” delle SS.
Ma fa anche propaganda attraverso televisioni e radio per fare
conoscere il peggior peccato dell’uomo e cioè l’uccisione di un
“fratello” a causa della sua nazionalità o religione.
Il video visto in classe mostrava le realtà dei campi di
concentramento, le persone malnutrite e deboli, le famiglie separate e
le carcasse di milioni di persone “buttate via” come degli oggetti.
Raccontava, inoltre, che gli unici che sopravvivevano alle torture
erano gli uomini tra i 20 e i 30 anni che erano abbastanza forti da
resistere giorni senza cibo e con turni di lavoro durissimi.
Guardare quelle immagini, sentire le parole di quell’uomo
che raccontava con naturalezza le sue esperienze in quell’inferno mi fa
riflettere molto e mi chiedo con quale coraggio riuscisse a parlare di
quei fatti senza, apparentemente, esserne scosso neanche un po’… prima
che si suicidasse gettandosi dalla tromba delle scale.
Credo che quel gesto sia stato conseguenza di ricordi
troppo dolorosi per continuare a vivere e se fosse capitato a me
l’avrei fatta finita molto prima.
Davvero meravigliosa è la sua poesia “Se questo è un uomo” : riporta le
tremende sofferenze di uomini, donne, vecchi e bambini e ci invita a
raccontare ai nostri figli le atrocità di quegli anni perché non si
dimentichi quello che è accaduto e attraverso questa “memoria” si possa
costruire un mondo migliore.
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