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   Possagno & Crespano  News

Questa scuola partecipa al "Giornale d'Istituto online" grazie ad un accordo di collaborazione tra Provincia di Treviso e Associazione Alboscuole
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02 gennaio 2014   
La tragedia del Vajont raccontata dai sopravvissuti a oltre 200 studenti nella sede IPSSAR di Crespano
di Enrico De Faveri

Un’intera intensa mattinata dedicata alla tragedia del Vajont per non dimenticare e conoscere cos’è veramente accaduto, anche grazie alla commovente testimonianza di alcuni sopravvissuti. Si è svolta nelle scorse settimane nel teatro adiacente alla sede di Crespano del Grappa. Qui, infatti, i ragazzi delle classi 3^EAT, 4EAT e 5AT di Crespano e delle classi 5Hat e 5 Kat della sede centrale di Castelfranco Veneto accompagnate dalle prof.sse Gisella Tessaro e Gabriela Favero hanno partecipato all’incontro ideato, promosso e coordinato dalla professoressa Piera del Vesco, a cui hanno partecipato due superstiti, Arnaldo Olivier e Gianni Olivier, e il sindaco di Longarone Roberto Padrin. All’evento erano presenti pure la diriginte scolastica Alessandra Fusaro, il direttore della sede associata Ipssar di Possagno/Crespano Giovanni Cosatti, il sindaco di Crespano Annalisa Rampin, l’assessore alle Associazioni, Attività Sportive,Turismo e Politiche Sociali del comune di Possagno Ivano Zatta e numerosi docenti.
Nella prima parte della mattinata è stato proiettato il video dell’Orazione Civile Vajont 9 ottobre ‘63 nel quale Marco Paolini racconta gli antefatti della vicenda, ricostruisce e fa rivivere con grande partecipazione e pathos il tragico evento. In modo particolare tutti noi siamo rimasti colpiti e sconvolti perché i segnali che facevano presagire chiaramente che in quel luogo non si doveva realizzare un grandissimo lago artificiale, utile per la produzione di energia elettrica, durante la costruzione della diga sono stati ignorati dalle autorità, da molti esperti e anche da tanti mezzi di comunicazione.
Dopo la narrazione di Paolini sono intervenuti studenti e studentesse che hanno letto degli articoli pubblicati i giorni successivi all’immane disastro, le pagine di un diario che raccontava i rumori che si sentivano e le scosse di assestamento sempre più forti prima che l’enorme frana si staccasse dal monte Toc e scivolasse nell’invaso e anche degli articoli pubblicati in occasione del 40° e del 50° anniversario del Vajont.
Successivamente vi sono stati gli interventi dei superstiti (da trovare i nomi) che hanno raccontato cosa accadde quella notte e nei giorni successivi, con immagini che testimoniavano l’imminente pericolo che incombeva sulla popolazione dei paesi della valle del Vajont e della vallata del Piave e con fotografie drammatiche che mostravano la disperazione e la desolazione causate dalla violenza dell’enorme massa d’acqua che aveva superato la diga del Vajont, causando alcune migliaia di morti.
La giornalista de l'Unità Tina Merlin scrisse al proposito di questi eventi:
«Si era dunque nel giusto quando, raccogliendo le preoccupazioni della popolazione, si denunciava l'esistenza di un sicuro pericolo costituito dalla formazione del lago. E il pericolo diventa sempre più incombente. Sul luogo della frana il terreno continua a cedere, si sente un impressionante rumore di terra e sassi che continuano a precipitare. E le larghe fenditure sul terreno che abbracciano una superficie di interi chilometri non possono rendere certo tranquilli.»
Già due anni prima della tragedia, Tina Merlin anticipò quello che sarebbe potuto succedere nella valle, con un articolo pubblicato sull'Unità il 21 febbraio1961, in cui la giornalista denunciava la possibilità che la frana cadesse nel lago provocando enormi danni. La stessa Merlin perorò una campagna di informazione contro la diga per tutta la durata dei lavori di costruzione, consultando gli abitanti della valle al di sotto del monte Toc. Inascoltata dalle istituzioni, la giornalista fu denunciata per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" tramite i suoi articoli ma fu processata e assolta dal Tribunale di Milano.
La mattinata si è conclusa con un partecipato dibattito, a cui è seguito un pranzo offerto agli ospiti.

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