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23 gennaio 2017   
Dal Museo per voi: G. B. Beccaria – parte prima
di Davide Camoirano e Andrea Peirone

Come promesso nella precedente edizione, torna puntuale la rubrica dedicata alla Fisica, prendendo in analisi una delle personalità più emblematiche del Monregalese, senza ombra di dubbio quella di Giambattista Beccaria, illustre Fisico di fama internazionale vissuto nel XVIII secolo, a cui è stato intitolato nel 1860 il Liceo Classico della città di Mondovì. Dopo che il Re Carlo Emanuele III lo nominò professore di Fisica sperimentale all'Università di Torino, diede un grande contributo alla ricerca compiendo numerosi studi riguardanti l’elettrostatica.
Il nostro Liceo è in possesso di alcuni preziosi volumi da lui redatti e tra questi la sua prima grande opera è “Dell’elettricismo naturale e artificiale”,e il trattato “Dell’elettricismo atmosferico”, entrambi esposti nella nostra area museale. Ricopre una notevole importanza anche l'opera “Dell’elettricismo”, una summa delle sue ricerche e scoperte in questo campo, infatti è da questo testo che abbiamo tratto informazioni utili sul funzionamento di alcuni strumenti e meglio compreso i suoi studi. Disponiamo anche di alcune lettere, due destinate al fratello e una al Re Sabaudo, a testimonianza della sua volontà di informarli e renderli partecipi delle sue scoperte. Gli studi dimostrano il grande interesse di Beccaria per questa nuova branca della Fisica e allo stesso tempo hanno reso celebre lui e fatto conoscere la nostra città a tutta la Penisola.
-Macchina elettrostatica, strumento in foto-
“Basti il sapere, che intenderò per macchina elettrica qualunque macchina, in cui possa ruotarsi intorno al suo asse un vetro sferico o cilindrico. Questo vetro a cagione di verità lo chiamerò il globo, e comprenderò sotto la voce di attinenze della macchina sì l’uomo od altro, che stropiccia il globo, sì l’uomo, che fa girare il globo, sì ancora qualunque altro corpo, che tocchi la macchina e che sia elettrico per comunicazione.”
Questa breve enunciazione, rinvenuta nel primo volume, fa comprendere il funzionamento della macchina elettrostatica, uno degli strumenti sui quali si soffermò più a lungo, e il modello della stessa a lui appartenuto, la “Macchina elettrostatica a cilindro di tipo inglese”, è presente nel nostro Museo. La Macchina è costituita da un cilindro di vetro collegato, tramite una puleggia, ad una ruota lignea, azionabile per mezzo di una manopola, il tutto racchiuso in una struttura di sostegno. In seguito ad attente riflessioni e ad un’accurata ricerca nei trattati del Fisico, abbiamo ipotizzato l’assenza nel nostro strumento di cuscinetti di pelle ripieni o di mercurio o di crine, posti a contatto con il cilindro vitreo per mezzo di un’asta di sostegno. Il principio attraverso il quale si ottiene l’elettricità è lo strofinamento, ottenuto dal corpo di vetro, messo in moto dalla manopola, tangente la superficie morbida dei cuscinetti. In assenza di questi si può sopperire poggiando i palmi delle mani, possibilmente freddi e asciutti, sul cilindro sopracitato, ottenendo così lo stesso risultato.
Invitiamo i lettori a non perdersi le future aperture del Museo, per vedere da vicino questo ingegnoso e longevo strumento di Beccaria, e a restare connessi per l’uscita del prossimo articolo nel quale vi racconteremo un aneddoto curioso su di lui.

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