ALBOSCUOLE   ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI GIORNALISMO SCOLASTICO
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Articolo ventuno
Articolo ventuno - il giornale web della scuola Istituto Comprensivo "F. Nullo" di Scanzorosciate (BG) diretto da Adriana Savoca
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21 marzo 2018   
Nonna Maria mi parla della casa in cui viveva da piccola
di  Federico Gelpi 1E Secondaria Pedrengo



Quando ero piccola, abitavo a Lonno, una piccola frazione in bassa montagna del comune di Nembro.
La mia era una casa di grandi dimensioni, realizzata in mattoni e pietra, composta da otto locali: la cucina, una sala, un bagno e cinque camere da letto.
Le stanze, di dimensioni normali, erano tutte arredate in modo sobrio con mobili in stile classico; esse erano riscaldate da una stufa a legna; solo più tardi tutti i locali, vennero dotati di termosifoni grazie all’installazione dell’impianto di riscaldamento centralizzato.
In casa, ad eccezione del frigorifero, non avevamo altri elettrodomestici; per cucinare si usava la cucina a gas e la stufa a legna; avevamo anche la radio ma non c’era ancora la TV ed io, come penso tanti miei coetanei, durante il tempo libero, giocavo dando spazio alla mia fantasia e creatività.
In casa l'acqua non c'era e quotidianamente un componente della famiglia era costretto a recarsi al lavatoio, munito di secchi, per prenderla.
Per fortuna io non ci andavo spesso, perché la fontana era un po’ distante da casa mia ed era faticoso camminare per strada con i secchi pieni d’acqua; nell’andata c’era la possibilità di percorrere una strada più corta, ma al ritorno era impossibile rifare lo stesso tragitto, perché era tutto in salita.
Una volta portata in casa, l’acqua da bere e per cucinare veniva lasciata nei secchi, mentre la parte restante, utilizzata per lavarci, veniva versata in grandi contenitori.
Sia i piatti, che i panni giornalieri si lavavano utilizzando parte dell’acqua, precedentemente riposta nei contenitori, dopo essere stata scaldata in grossi pentoloni o nella caldaietta della stufa; le lenzuola invece venivano lavate al lavatoio durante le ore pomeridiane; tutti le donne del paese erano solite recarsi in quel luogo munite di spazzola e sapone e lavare la loro biancheria in quei “grandi lavandini di pietra” sempre colmi di acqua corrente che scendeva a valle sempre limpida e pura ed ancora così fresca in estate e tanto gelida durante i mesi invernali.



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