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10 febbraio 2012   
L'aiuto nei compiti da parte dei genitori, giusto o sbagliato?
di Giulia Granato

Gli insegnanti hanno l’abitudine di assegnare i compiti a casa per far si che gli alunni consolidino le conoscenze acquisite in classe e i genitori, affinché i propri figli svolgano correttamente i compiti assegnati, li aiutano nel lavoro scolastico.
L’aiuto troppo attivo, la correzione esplicita e il controllo degli esercizi però, da parte dei genitori sono interferenze errate perché i bambini e i ragazzi hanno bisogno di sperimentare, sbagliare e imparare a correggersi da soli in uno spazio autonomo.
Secondo me aiutare i ragazzi a svolgere i compiti porta sfiducia nelle proprie capacità, li spinge a delegare le proprie responsabilità e a dipendere sempre da un adulto.
I ragazzi autonomi, invece, organizzano al meglio il tempo dello studio in relazione agli impegni e percorrono tutte le tappe necessarie per uno studio efficace.
Da un lato, però, la presenza di un adulto a cui poter chiedere rassicura, alimenta la curiosità e fa considerare l’errore come una risorsa, un punto di partenza per conoscere e approfondire.
I genitori, quindi, non devono sostituirsi completamente ma devono solo spiegare in che modo si svolge l’esercizio, aiutare a cercare materiali e strumenti, fare un esempio ma non svolgerli; non devono esigere la perfezione dai figli né trasformarsi in giudici.
Secondo me i ragazzi devono svolgere i compiti da soli, con l’aiuto del libro di classe, se necessario, perché gli esercizi servono proprio all’insegnante per valutare quanto gli studenti abbiano capito e per verificare il loro livello.

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