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Premi Nazionali: 2013
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05 aprile 2013   
Tra sogno e realtà: cosa farò da grande?
di Luca Cavallin 3C

Quello della moda è un mondo vastissimo, un mondo meraviglioso se lo si riesce ad apprezzare nelle sue numerose sfaccettature. È l’universo di chi vuole distinguere e distinguersi.
Se non lo si comprende non vale nemmeno la pena tentare di comprenderlo, a meno che non si sia armati di passione e buona volontà: dico “buona volontà” perché molte volte le creazioni di numerosi stilisti appaiono incomprensibili agli occhi di un “inesperto”, per così definire una persona che non ha sviluppato un occhio attento e meticoloso verso la moda, e così ci si ferma solamente alla prima impressione che la creazione di uno stilista suscita, quell’impressione che nasce utilizzando solamente criteri soggettivi, che rispecchiano i propri gusti. Con questo non voglio dire che il gusto personale non debba avere valore, ma che a volte bisogna andare oltre a quello, ampliare i propri orizzonti e accogliere le idee degli stilisti per quanto senza senso possano apparire.

Specialmente se parliamo di haute couture…

L’haute couture, o alta moda, è una delle due categorie principali in cui si dividono le creazioni degli stilisti: è la parte in cui la fantasia del creatore, chiamato couturier appunto, svolge un ruolo di importanza fondamentale e per questo il risultato è molto meno comprensibile: è come se si entrasse nella testa dello stilista, osservando il frutto della sua immaginazione si può capire ciò che l’ha portato alla creazione finale.
A volte ciò che si vede può essere un’estremizzazione della realtà, al limite del possibile, e quando comincia una sfilata del genere, si vive un sogno bello o brutto che sia, che la collezione segua una traccia malinconica o festosa, ispirata alla cultura straniera o a una minimalità estrema della forma: tutto rispecchia lo stilista (basta osservare le creazioni di grandi nomi come John Galliano o Alexander McQueen: il solo guardarle ti fa entrare in una dimensione ultraterrena, senza spazio né tempo, dove i sogni sono realizzabili).
Perché alla fine lo stilista è un artista, alla pari del pittore, e come il pittore rappresenta ritratti della sua anima, lo stilista riunisce e cuce sogni, idee e sentimenti.
Il Prêt-à-porter, letteralmente “pronto da indossare”, è invece quella categoria in cui s’inseriscono le creazioni più semplici, meno elaborate, più favorevoli alla vendita e quindi a prezzi più accessibili. Anche se questi abiti sono meno “incomprensibili”, non vuol dire che non sia entrata in gioco la fantasia dello stilista: si tratta solo d’idee più semplici ma che, essendo destinate al grande pubblico, tentano di apportare innovazioni talvolta rivoluzionarie al modo di vestire della gente comune.

Non so nemmeno io come possa essere nata in me questo interesse… di certo, “agli esordi”, non imitando altri bambini maschi come me.
Un maschio che si approccia a questo genere di arte, deve molte volte scontrarsi con i pregiudizi, le derisioni e le critiche del mondo che lo circonda fino al punto in cui riuscirà a sconfiggere questi ostacoli, a ignorarli e a capire che quei pensieri sono superati, appartengono ad una mentalità arcaica, bigotta: insomma, siamo nel 2013, si dovranno pur superare gli stereotipi e i pregiudizi che finora si sono fatti, facendo riferimento a qualsiasi ambito della vita quotidiana di questi tempi.
Comunque, io non ho avuto una figura che mi ha avvicinato alla moda, ho semplicemente colto le occasioni che la mia vita mi ha offerto, tutte per lo più piccole cose: disegnavo, coloravo, giocavo con qualche stoffa… niente di particolare, per giunta non mi piaceva affatto come disegnavo.
Poi pian piano ho scoperto questo mondo, un po’ per gioco, un po’ per curiosità, e quasi da subito mi ha affascinato. Cominciai così a fantasticare, a sognare, e a tentare di riprodurre su carta le mie idee (per molto tempo con scarsi risultati). Crescendo ho sviluppato questo interesse e un modo personale di disegnare che molto probabilmente potrebbe evolversi ancora.
Ho avuto molti alti e bassi, a volte ho pensato di lasciar perdere tutto perché troppo sicuro che il futuro non mi avrebbe riservato nulla, ma poi la voglia di tentare ha sempre avuto la meglio.
In questo periodo non ci sto lavorando molto su, sono preso da altro, ma rimane un interesse spiccato dentro di me che mi porta a dare giudizi soggettivi/oggettivi alle sfilate che seguo su internet, ai vestiti che vedo, alle tendenze che vengono a crearsi, interesse che mi porta a voler creare uno stile tutto mio, anticonvenzionale, ma che non riesco ancora ad esprimere.
Ora spero solo che il futuro non mi sia contro e non mi serbi sfortune, ma piuttosto che riesca, anche se nel suo piccolo, a soddisfarmi in questo ambito che mi sta particolarmente a cuore. Lo spero veramente.

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