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03 settembre 2017   
La porta di Anne
di Sabrina Nilo

Questo libro si intitola ‘’La porta di Anne’’ ed è stato scritto da Guai Risari.
Questo libro parla di Anne Frank ed è come ‘’Il diario di Anne Frank’’ ma visto da una prospettiva diversa.
Karl Josef Silberbauer era uno dei soldati tedeschi a comando di Hitler,un giorno si svegliò per via di un rumore forte,doveva essere uno sparo di un fucile,pensò,quindi già tutti gli altri soldati erano svegli.
A Karl piaceva molto quel rumore,lo rassicurava sapere che qualcun altro andava a combattere al posto suo. A lui non è mai piaciuto combattere,ridurre in macerie una città… Preferiva compiti più delicati,preferiva svolgere le indagini.
Karl all’inizio si era arruolato nell’esercito come volontario ma poi entrò a far parte della polizia,fino ad allora aveva solo seguito le orme del padre. Si occupava solamente dell’individuazione degli ebrei,ne aveva trovati molti,anche quelli più nascosti,per questo gli affidarono il compito di trovare 8 ebrei e grazie a delle indagini scoprirono dove si nascondevano da ben 2 anni.
Uno degli otto ebrei si chiamava Peter,era un ragazzino che abitava in quella piccola casettina nascosta dietro la libreria. Peter si svegliava sempre presto,spesso all’alba. Lui sin da piccolo si faceva carico di qualsiasi problema senza darsi pace,era come una sentinella che vegliava il sonno di tutti appena sveglio per assicurarsi che non fosse successo niente.
Però Peter quel giorno non voleva svegliarsi,ma sapeva che il suo gatto Mouschi non l’avrebbe fatto dormire ancora un po quindi si decide a svegliarsi. Stava sognando una grande casa di legno bianca e verde nel bel mezzo di un bosco,poi scavò anche un pozzo e una fontanella per gli animali.
Peter ha sempre adorato gli animali e nel suo sogno proteggeva tutti i cervi,le volpi e i lupi dai cacciatori, adorava farlo,non voleva più svegliarsi.

Auguste era la mamma di Peter e moglie di Hermann,ogni giorno quando suonava la sveglia lui non si svegliava mai e Auguste si svegliava sempre con il timore che suo marito un giorno non si sarebbe svegliato,il punto è che il sonno di Hermann è così profondo che a volte sembra che sia morto.
Lui faceva dei sogni talmente belli che non voleva più svegliarsi… Sogni che Auguste non poteva nemmeno pensare di fare,ogni notte sognava sempre i soliti tetti rossi e arancioni,per questo ogni mattina svegliava suo marito per sapere cosa avesse sognato,era l’unico modo per sentirsi felice al mattino,Hermann faceva sempre sogni stupendi,dove tutti gli ebrei compresi loro non erano più obbligati a nascondersi dai militari.
Però un giorno Hermann fece un incubo:i militari erano venuti a prendere lui e la sua famiglia e li avevano portati al campo di concentramento. La mattina dopo non si sentiva di raccontare ad Auguste cosa aveva sognato,le disse che il sogno era uguale a quello della notte scorsa.
Un giorno però Auguste si stufò di farsi raccontare i sogni del marito così gli chiese un modo per fare sogni belli come i suoi,non voleva più sognare i soliti tetti rossi,così Auguste da quel giorno usò il metodo consigliato dal marito: prima di addormentarsi doveva ripetere tra se e se cosa voleva sognare.La prima sera non funzionò tanto bene,riuscì a sognare un capo pieno di fiori,ma per pochi secondi,subito dopo ornò a sognare i soliti tetti rossi e arancioni.

Il papà di Anne si chiamava Otto Frank.Quel giorno come ogni settimana era in bagno per farsi la barba.Ormai erano anni che si faceva la barba e non aveva nemmeno più bisogno dello specchio per radersi,ricordava perfettamente dove doveva passare il rasoio e riusciva sempre a mantenere la linea dei baffi
Mentre si radeva gli venne in mente una conversazione con un funzionario che era un sostenitore delle leggi di Hitler.Mentre si radeva,ridacchiava un po pensando a lui.
Margot Frank era la sorella di Anne,lei adorava andare in piscina ma da quando Hitler vietò l’accesso agli ebrei Margot non protestò più di tanto perché sapeva che si sarebbe cacciata in un mare di guai,in fondo erano comunque regole da rispettare,poi il suo carattere era così dolce e gracile che non riusciva.
Margot però amava leggere e studiare,era molto intelligente e spesso quando le chiedevano qualcosa per rispondere correttamente ci pensava un po troppo e così le diedero il soprannome di ‘’meditabonda’’ anche se a lei non piaceva molto.Così si stese sul suo lettino scomodo,e chiamarlo lettino era già tanto per lei: era un lettino pieghevole che cigolava sempre,anche quando respirava profondamente o sbadigliava.

Fritz Pffeffer prima aveva una vita felice prima di nascondersi per due anni in quell’alloggio: aveva una relazione con una ragazza cristiana,ma a lei non importava che lui fosse ebreo.Si chiamava Vera Henriette Bythiner,a volte Fritz non ricordava nemmeno più il suo nome,non la vedeva da anni e poteva parlare con lei solo spedendo lettere attraverso una donna che li aiutava a nascondersi.Fritz adorava scrivere lettere,non scriveva mai la brutta,non gli piaceva l’idea di cambiare le parole due o tre volte,riempire i fogli di macchie... Per lui una lettera era molto più bella scritta con le parole originali.

Edith Frank stava piegando la biancheria. Quello era l’unico momento in cui poteva concentrarsi su di lei,mentre riordinava trovò il suo vecchio fazzoletto;quanti ricordi erano collegati a quel pezzo di stoffa ormai vecchio, sporco e pieno di muffa.Gliel’aveva regalato suo padre quando era bambina dicendole :’’ orami sei grande,prendi questo fazzoletto,ti servirà quando sarai adulta perché il tuo uomo andrà in guerra e potresti non rivederlo più’’.

Hermann quel giorno non voleva far niente,voleva solo fumare una sigaretta e lasciare il primo turno per andare a lavarsi a Otto.Lui era sempre il primo a svegliarsi e così ogni mattina ripeteva le stesse cose come un rito mattutino,si lavava la faccia con gli occhi aperti come gli aveva detto la mamma e poi i denti,ma quella mattina non voleva svegliarsi,era troppo stanco per alzarsi,si era scocciato di ripetere il solito rito.

Quando Anne si svegliò ebbe la sensazione che quel giorno sarebbe capitato qualcosa di speciale,era molto irrequieta,aveva una gran voglia di battere le mani contro la porta per farsi aprire ma sapeva che non si poteva.A volte Anne si divertiva pensando che loro erano tutti attori di un film muto e potevano farsi notare in poche scene,spesso si metteva a recitare facendo un sacco di gesti,mosse…spesso la mamma le chiedeva cosa stesse facendo,ma Anne non poteva farci niente,lei preferiva guardare le cose da una prospettiva diversa,vedeva sempre il lato divertente delle cose e spesso contagiava gli altri trasmettendo loro sincerità.Alcune volte questo metodo non funzionava e così si metteva a cantare con la sorella una vecchia canzone cinese che ogni volta le faceva ridere talmente tanto che dopo le faceva male la pancia.

Karl era pronto per andare a caccia di ebrei,aveva messo la divisa,era armato e aveva due accompagnatori con se,anche se le armi non sarebbero servite a un granché.Si avvio sicuro di se e anche un po felice: ’’Otto ebrei in una volta’’ pensò,gli avrebbero dato una gran ricompensa.Erano appena arrivati,la delatrice aveva detto solamente che si nascondevano in tre stanzette dietro una libreria: Un gancetto nascosto tra i libri di una libreria,bastava tirarlo e gli otto ebrei sarebbero andati dritti al campo di concentramento.
Appena vide il gancio aprì la porta del rifugio,c’era solo una cucina un bagno e un paio di stanze per dormire,poi una scalinata che portava alla soffitta.Li radunò uno ad uno nella stanzetta avanti la porta d’ingresso: ‘’ Portate vestiti caldi e coperte ma tutto in una valigia,se avete oggetti di valore dateceli’’.Karl ad un certo punto vide una valigetta con dentro una divisa della prima guerra mondiale.Karl chiese di chi fosse e Otto si fece avanti: ‘’Mia!’’ Karl sprofondò dalla vergogna,era una divisa da tenente,uno dei soldati che stava davanti al suo superiore ‘’Perché non dirlo prima?’’ rispose ‘’ Avete 5 minuti per preparare le valige’’.Karl era soddisfatto ma gli occhi colmi di tristezza non potevano essere dimenticati.

Questo libro mi è piaciuto molto,lo consiglio a tutti perché la scrittrice è stata in grado di farmi percepire le emozioni degli otto ebrei.

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