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pubblicato: domenica 25 gennaio 2009 - ore: 10:53   
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Dall’intolleranza al razzismo..

 Articolo pubblicato il 18/09/2008

In questi giorni non si fa altro che parlare di Abdul Salam Guibre, il diciannovenne di colore ucciso a sprangate a Milano per un pacchetto di biscotti. Credo che nessuno possa negare che si sia trattato di un gesto di disumano razzismo, e a questo proposito vorrei citare l’Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana che dice: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Il razzismo non è altro che la convinzione che gli uomini siano diversi tra loro secondo la razza a cui appartengono, che esistano razze superiori alle altre, che le razze inferiori debbano essere discriminate e dominate da quelle superiori. Ci sono diverse teorie che dicono che l’appartenenza ai vari gruppi veniva determinata in funzione del colore della pelle, riconoscendo la superiorità alla razza bianca. Queste teorie si sono rivelate false e prive di qualsiasi fondamento scientifico. L’ antropologia esclude che le risorse intellettive e culturali di un popolo possano essere connesse alla sua appartenenza a un determinato gruppo umano. Il grado di civiltà di un popolo dipende dalle opportunità che esso ha avuto nel corso della sua storia.

Il fenomeno del razzismo ha assunto tinte particolarmente fosche nel Cinquecento, quando ci fu la deportazione nelle colonie del continente americano degli schiavi africani destinati al lavoro nelle piantagioni di cotone e di tabacco. Ma la forma più atroce di razzismo, nella storia, fu quella praticata in Germania contro gli Ebrei da parte del regime nazista. Convinti della superiorità della razza germanica gli ideologi del razzismo, tra cui Hitler, promossero un’ossessiva campagna contro gli Ebrei che culminò nel genocidio: sei milioni di ebrei furono deportati nei campi di sterminio.

Questi sentimenti razzisti, purtroppo, anche alla fine della Guerra sono ritornati alla ribalta: sono riaffiorati l’intolleranza e l’odio per il diverso, cioè l’avversione per gli stranieri e per tutto ciò che è straniero. Oggi, tuttavia, il pregiudizio razziale è di carattere sociale ed economico. L’intolleranza, oggi, sussiste anche verso i portatori di handicap, i tossicodipendenti e gli omosessuali con la loro conseguente emarginazione. La discriminazione si attua sul posto di lavoro, in cui subiscono le molestie o sono derisi dagli altri lavoratori e rischiano il licenziamento. Per quanto riguarda il fenomeno dell’immigrazione extracomunitaria, gli Stati dell’Europa occidentale si trovano in grande imbarazzo poichè si sono trovati a dover assorbire nella società enormi masse di stranieri alla ricerca di un’occupazione e di un alloggio. Pertanto molti cittadini europei, temendo di essere privati dei loro diritti e del loro stato di benessere, hanno considerato gli extracomunitari soltanto dei parassiti sociali da combattere con ogni mezzo. Gli immigrati sono per la maggior parte senegalesi, marocchini, albanesi, russi e negli ultimi tempi anche ucraini e polacchi, attratti da quello che a loro sembra un Paese ricco e in grado di offrire un lavoro per sfuggire alla fame e alla miseria dei loro Stati. Dal mio punto di vista, l’immigrato che ha la possibilità di lavorare è una risorsa per la nostra economia, ma è anche vero che chi viene e non lavora è un pericolo. Infatti tutti dovrebbero arrivare alla conclusione dell’importanza che "l’altro" può rappresentare nella nostra vita e non chiudersi in sciocchi ed inutili pregiudizi che ci portano a giudicare un individuo ancor prima di conoscerlo. La corrente migratoria verso i Paesi industrializzati purtroppo è frutto degli squilibri economici tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Un modo per risolvere questo problema potrebbe essere quello di attenuare questo divario economico in modo tale da assicurare il miglioramento delle condizioni di vita nelle aree sottosviluppate. Una politica di giusta collaborazione economica può accrescere le opportunità dei Paesi del sud del mondo consentendo la creazione di posti di lavoro ed il miglioramento del loro tenore di vita. Le famiglie e le scuole dal canto loro, dovrebbero intervenire per sviluppare nei giovani il rispetto dei "diversi" educandoli a vivere in una società che si presenta sempre più multi-razziale e multi-culturale. Infatti pare che in Italia gli immigrati extracomunitari siano un milione e duecentomila; le statistiche dicono che il flusso di nuovi arrivi continua, con un’oscillazione tra i settanta e i centomila all’anno. Di questo passo, fra trent’anni gli extracomunitari saranno tre milioni e mezzo con un rapporto di uno straniero ogni 15 italiani. Ormai viviamo in una sorta di "global village"; l’Italia è sempre più multietnica e dobbiamo imparare a convivere bene per impedire che si ripetano altri episodi di violenza inaudita. D’altra parte quali sforzi hanno fatto gli abitanti dei Paesi ricchi per rendere possibile una vita dignitosa agli abitanti del cosiddetto terzo mondo? E mi chiedo come sia possibile tanta intolleranza in un Paese che ha mandato per il mondo milioni di emigranti...

Francesca Ruggeri



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