ALBOSCUOLE   ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI GIORNALISMO SCOLASTICO
TARGA D'ARGENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

BROTZU ON-LINE - il giornale web della scuola GIUSEPPE BROTZU di QUARTU SANT'ELENA (CA) diretto da Antonello Murgia
Liceo Classico / Liceo Scientifico / Liceo Scienze sociali - Dirigente scolastico: Valter Alberto Campana - www.alboscuole.it/106994 - lettori 10.655

Premi Nazionali: 2008 2009
prima pagina archivio articoli redazione
pubblicato: mercoledì 15 ottobre 2008 - ore: 16:58   
giornale d'istituto - alboscuole   

.Juno

Juno

Stereoscopico, tridimensionale, muto, sonoro, a colori, in bianco e nero: il Cinema, con i suoi luoghi comuni e con le sue evoluzioni, caratterizza il panorama culturale, quando ne è capace. Spesso i film sono tratti dai libri, ma ho visto solo un film, nella mia piccola cultura filmica, Un ponte per Therabithia, che è stato capace di rendere l’essenza del libro, di catturare l’essenza del testo e dargli vita con la stessa magia ed emozione che ti può dare la carta stampata. Il nome della rosa e La masseria delle Allodole non hanno reso giustizia agli omonimi libri di Umberto Eco e Antonia Arslan, l’uno scrittore micidiale di un poliziesco mozzafiato ambientato in un trecento cosi reale in cui Eco pare contemporaneo ad Adso, Jorge; l’altra portavoce di un eccidio troppo spesso dimenticato. Di recente ha sbancato al botteghino Il cacciatore di Aquiloni che, tratto dal libro di Kaled Hosseini, ha saputo imprigionare l’essenza liberandola in brevi e intensi fotogrammi, consegnandola solo a chi ha saputo coglierla. Ci sono poi i film in costume, d’animazione e noir che hanno fatto epoca e altri che hanno alimentato il fuoco della “carta straccia”. Talvolta, le pellicole sono tratte dal reale, dal vissuto. Ritraggono le condizioni di una classe sociale, fotografano la routine e la società. Juno che èstato proiettato nelle sale fino ad un mese fa, è la storia di una 16enne particolare, sveglia, diversa e con la lingua tagliente. La ragazza, innamorata, compie un passo immaturo per la sua età ne rimane impelagata. Il film si apre proprio con Juno che compie il test di gravidanza 2 o 3 volte, tra lo sgomento e l’apparente tranquillità, per accertarsi dell’accaduto. Il fidanzato è un dolce tontolone: non sono pronti per prendersi la responsabilità di un bambino. Juno decide di abortire ma proprio quando sta per..., non lo fa. Un gesto di cui le sono grata. Decide che avrebbe dato in adozione il suo bambino, e così entra in scena una coppia apparentemente perfetta che non è legata e limpida come vuol far credere. L’adolescente chiamerà in salotto il padre e la matrigna, li farà accomodare ed esporrà il suo problema con aperta sincerità. La reazione dei due è stata indescrivibile, diversa: il padre ha accettato la situazione col sorriso e la matrigna la accompagnerà alle visite di controllo per tutta la gravidanza, facendo cosi fiorire un nuovo rapporto tra loro. La coppia adottiva si è divisa e dopo il parto Juno affiderà il bimbo alla donna che da tempo sognava di avere un figlio. Originale è la parola che più mi affiora alle labbra per descrivere questo film; la trama non è scontata e lo stesso finale è inaspettato e positivo. I dialoghi, che il doppiaggio italiano non riesce a rendere, eliminando cosi una parte fondamentale del film, sono essenziali e gli danno un taglio eccezionale. Coinvolge la contrapposizione della terminologia giovanile ma sincera e profonda usata dalla ragazza, e quella usata dalla coppia. Il tema dell’adolescenza è toccato nei suoi temi più pericolosi: il passaggio all’età adulta, il raggiungimento della maturità necessaria per fare certe scelte, i continui bivi che la nostra strada ci pone di affrontare, le decisioni senza ritorno. L’immagine di Juno è quella di una giovane sincera e forte nella sua fragilità. Una ragazza improvvisamente catapultata nella vita adulta. E’ un film che è stato capace di trattare il tema della maternità e dell’aborto come un insegnamento o una chiacchierata tra madre e figlia, con la stesa intensità che potrebbe avere un racconto, una pagina di diario di un avvenimento vissuto. Indescrivibile l’intensità emotiva e la dolcezza di alcuni istanti, coi loro silenzi o sguardi. Come quando la donna a cui verrà affidato il bimbo si avvicina al pancione di Juno. Ha paura che il piccolo non la vorrà, non la accetterà, non scalcia quando mette le mani sul pancione, è sordo al suo richiamo d’affetto; ma Jubo, che in quel momento sembra farsi carico di una maturità che non è la sua, le consiglia di parlarci, di stargli vicino: il bimbo capirà, come accade. Scalcia. Un sorriso di inaspettata gioia e sicurezza si dipinge sul volto della futura madre. Anche Juno sorride. La scena acquisisce un valore inestimabile. Un’altra immagine intensa è quella dell’aborto che inizialmente voleva fare, ma quando entra nel consultorio fa la scelta opposta, dopo essersi trovata di fronte a tante altre persone che con naturalezza compivano questo atto. Il film, consigliabile per tutte le età, acquisisce maggior bellezza se i dialoghi sono in inglese o è almeno sottotitolato in italiano, perché così le battute veloci, gli scambi di pensieri e opinioni, le singole parole acquisiscono un valore diverso, aulico. Un film che ha riscontrato abbastanza successo e che forse ne meritava di più. Un pellicola che le giovani donne devono vedere.

D.v.



Autore/i articolo
Redattore
Valentina Deiana - Studente

 

BROTZU ON-LINE
GIUSEPPE BROTZU
Dirigente: Valter Alberto Campana Docente: Antonello Murgia

 

<<< torna indietro