ALBOSCUOLE   ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI GIORNALISMO SCOLASTICO
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pubblicato: mercoledì 12 aprile 2006 - ore: 7:53   
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GROTTE DI CASTELLANA UN PAESAGGIO SOTTERRANEO NATURALE TUTTO DA SCOPRIRE.

A 40 Km. a Sud-Est da Bari, operoso capoluogo di alacri attività produttive della Puglia, sorge la piccola città di Castellana le cui origini storiche risalgono anteriormente al X secolo. Da vari anni la linda cittadina pugliese si chiama Castellana- Grotte ed è la più importante meta turistica della Puglia, una delle più note in tutto il Mezzogiorno d'Italia. Deve la sua fortunata rapida notorietà alla scoperta di un esteso sistema di cavità naturali sotterranee, avvenuta il 23 gennaio del 1938. Dalla natura calcarea del suolo e dalle particolari forme del paesaggio, ad irregolari alture, bassi pianori ed ampie depressioni chiuse, è facile riconoscere che nell'Altopiano delle Murge nel quale si trova la cittadina di Castellana Grotte, è una tipica regione. Tra i più importanti sistemi di cavità sotterranee naturali d'Italia e d'Europa le Grotte di Castellana occupano un posto preminente per la loro notevole estensione, ma soprattutto per la spettacolosa vastità delle gallerie naturali interne, per la prodigiosa ricchezza delle concrezioni cristalline. Io e la mia classe III liceo, sezione D, scientifico statale “Dante Alighieri” di Anagni quest’anno siamo andati a visitare la Puglia. Il nostro itinerario comprendeva anche Castellana-Grotte da cui io sono rimasto molto colpito. Arrivati a Castellana-Grotte non mi rendevo ancora conto della bellezza e dell’importanza dell’ambiente naturale che stavo per visitare. Mi resi conto di ciò solo nell’ingresso alla prima grotta chiamata “ La grave”. La conoscenza di questa meraviglia della natura ha spinto me ed i miei compagni ad approfondire la conoscenza attraverso delle ricerche che riporto. Delle Grotte di Castellana sono oggi noti circa tre chilometri di vie sotterranee. La visita inizia con la discesa nel primo immenso cavernone, lungo una facile scalinata. Un lucernario naturale, di forma quadrangolare, illumina con la luce del sole la Grave, immenso panteon che da' il via all'escursione sotterranea. La Grave è una profonda voragine a bocca quadrangolare, allargata smisuratamente verso il fondo, che costituisce l'accesso naturale alle Grotte di Castellana. Fu proprio dalla Grave che si calarono i coraggiosi Franco Anelli e Vito Matarrese. L'asse longitudinale misura al fondo circa 100 metri, è largo 50 metri ed ha un'altezza massima di 60 metri. Il termine grave, d'uso comune nelle Murge e nel Gargano per indicare una voragine del suolo, deriva dalle voci prelatine graba e rava indicanti roccia e dirupo roccioso.I glottologi riconoscono in questi elementi toponomastici preziosi relitti di linguaggi preindoeuropei. Riprendendo il percorso subito dopo si entra nella Grotta Nera, cosi' chiamata per essere in parte ricoperta da velature scure di funghi microscopici, portati dall'aria atmosferica attraverso l'apertura della Grave. Dalla Grotta Nera si prosegue per il Cavernone dei Monumenti, alto circa 40 metri, nel quale sorgono dal suolo grosse stalagmiti, come gruppi statuari di arte fantastica, per entrare nel Corridoio dell'Angelo all'inizio del quale una lunga stalattite, si fa' notare per il suo colore leggermente ocra. Segue subito dopo un cavernone quadrato, la Cattedrale, seguito dal breve tratto del Passaggio del Presepio, nel quale si apre una piccolissima nicchia laterale, contenente una piccola stalagmite chiamata La Madonnina delle Grotte, per l'evidente somiglianza con la figura della Vergine. Attraverso il Corridoio del Serpente (deve il suo nome ad una concrezione sporgente da un pertugio naturale della parete), si lascia a sinistra la caverna laterale del Piccolo Paradiso, e si entra nella Caverna dell'Altare, dove si elevano esili colonne alte e sottili a ricordare ceri di un tempio immaginario.Scendendo pochi gradini, si raggiunge un basso passaggio naturale che porta poi alla Grotta del Precipizio. Qui finisce il primo tratto delle Grotte ed e' possibile si tornare indietro per la via del ritorno, sia proseguire per le Grotte Nuove, percorrendo un alto canyon naturale, lungo circa 500 metri, chiamato Corridoio del Deserto a causa della poverta' di concrezioni cristalline. Alla fine di questo passaggio sotterraneo, le Grotte cambiano sostanzialmente il loro aspetto, dominuendo il volume delle cavita' interne in alcuni tratti, ma ripagando il Visitatore con lo splendido spettacolo delle concrezioni cristalline, che in questa seconda parte assumono forme e colori di rara bellezza, dando una vivida sensazione di camminare in un mondo irreale. In successione si trovano ora il Duomo di Milano, la Caverna della Torre di Pisa (a causa di una poderosa stalagmite inclinata), l'incantevole Laghetto dei Cristalli, la successiva Sala Rossa, per poi entrare in uno stretto corridoio che presenta splendide stalattiti e sottili cortine trasparenti. D'improvviso la Caverna della Cupola ci mostra tutta la bellezza delle sue pareti ricoperte di drappeggi di alabastro dai caldi toni rosso-ocra. Un baldacchino visibile alla sinistra del Visitatore mostra il suo ornamento di cristalli splendenti. Attraverso una porta aperta artificialmente, si entra nella famosissima Grotta Bianca e la Sala del Tesoro, un autentico scrigno pieno di concreazioni simili a gioielli per bellezza e riverbero di luci. Uno scenario fantastico, di incredibile bellezza, con splendide stalattiti, strette lame di alabastro, stalagmiti possenti sembrano sorreggere l'ampia arcata rocciosa, dove ogni Visitatore vivra' una sensazione diversa, che ricordera' per sempre, della Grotta piu' bella del mondo. Le prime testimonianze delle grotte di castellana nella storia sul finire del XVIII secolo nel quale prese forma un'antica tradizione leggendaria, quella dell'avventurosa discesa nella voragine di audaci giovani di Castellana che avrebbero sfidato l'ignoto dell'abisso senza fine per liberare una bella fanciulla imprigionata da un mostro orrendo. Nel VII volume del Dizionario Corografico-Universale dell'Italia, edito a Milano nel 1852, Ferdinando De Luca e Raffaele Mastriani così scrivono a proposito della Grave: Poco più di un miglio all'occidente di Castellana evvi una curiosità, cioè una voragine detta dal volgo La Grave; la bocca di questa ha la circonferenza di palmi 180 e la profondità è di circa palmi 300. Nello scorso secolo aluni intrepidi cittadini di Castellana vi discesero di buon mattino, facendo uso di gomene e di funi e percorsero più miglia di buie sotterranee contrade e non ne uscirono che verso le ore 24 in guisa che i congiunti e gli amici palpitarono per tanto attendere. Pare che lo studioso castellanese Vincenzo Longo guidò personalmente questa prima discesa nella Grave, ma la sua relazione pare sia andata perduta. Ancora a questa prima, storica discesa fa cenno Mossa ne Cenni Monografici della Provincia di Bari del 1877. Anche Luigi dell'Erba nello studio Brevi cenni sulla Grotta di Castellana in quel di Bari, pubblicato nel 1881, conferma la tradizionale versione del racconto di questa prima, oscura esplorazione. Non si sa esattamente per quanto si inoltrarono nella cavità i nostri; quel ch'è certo è che, nella fatidica esplorazione del 23 gennaio del 1938 il professore Franco Anelli non rinvenne la minima traccia di passaggio umano oltre la, cosiddetta, Grotta Nera, il basso corridoio iniziale alla base della Grave che deve il suo colore ad una colonia di funghi microscopici. Ho raccolto su internet testimonianze della prima spedizione. Era la gelida e serena mattina del 23 gennaio del 1938. Sin dalla prima occhiata al fondo della cavità, Anelli notò una straordinaria similitudine con le foibe del Carso triestino. In vista dell'esplorazione castellanese, Anelli aveva portato con sé dall'Istituto di Postumia moltissima attrezzatura: scale di corda, funi, cinture di sicurezza, strumenti per il rilievo topografico e macchine fotografiche. Per toccare il fondo della Grave adoperò tre spezzoni di scala di corda per un totale di cinquanta metri; alle funi di sicurezza furono designati i castellanesi Giovanni Mancini e Raffaele Dell'Erba. La speranza era che, dal fondo della Grave potessero dipartirsi passaggi a cavità confluenti; perlustrò, dunque, con estrema attenzione la base della cavità percorrendone l'intero perimetro. Notò un basso corridoio dalla volta e dalle pareti nerissime, lo percorse e dopo qualche metro si trovò in un'ampia caverna dall'alto soffitto piano. Per quella storica giornata l'esplorazione si interruppe. Troppe le difficoltà della progressione e troppa l'ansia degli amici in attesa all'esterno. Dopo oltre due ore, Anelli riemerse portando la notizia della straordinaria avventura alla piccola cittadina di Castellana. L'esplorazione non poteva, certo, fermarsi qui: due temerari giovani castellanesi scelsero di accompagnare Anelli nelle esplorazioni. La cosa più sorprendente e quella che mi ha incuriosito di più delle grotte, di cui la guida non ha parlato e che ho scoperto solo adesso con le nostre ricerche, è che nelle grotte vive un coleottero che non esiste in nessun'altra parte del mondo: l'italodite. Questa informazione è riportata in molti siti internet riguardanti le Grotte di Castellana. Non ho trovato le prove certe di questa affermazione anche perché non ho trovato informazioni di questo animale, che non è riportato su altri siti internet . Una cosa che ho notato nel percorso nelle grotte è che le guide che ci accompagnano cercano di attribuire ad ogni roccia l’aspetto di un essere vivente o di qualche oggetto a noi noto nella vita di tutti i giorni. Cercano inoltre di conoscere le opinioni dei turisti riguardo qualche roccia con “sembianze” particolari in modo da attribuire nuove denominazioni. È un esperienza unica e difficile da dimenticare perché è un paesaggio naturale stupendo e imponente che colpisce subito già dall’ingresso della prima grotta.


Autore/i articolo
Collaboratore
Luca Frosoni - Studente

 
Collaboratore
Daniele Morgia - Studente

 
Collaboratore
Iacopo Recchia - Studente

 


DANTE ALIGHIERI
Dirigente: Luigi Frattolillo Docente: Rita Reali

 

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