10/09/2009 - 16.09
BARACK OBAMA AGLI STUDENTI D’AMERICA PER L’APERTURA DELL’ANNO SCOLASTICO

So che per
molti di voi questo è il primo giorno di scuola. E per chi è all’asilo o
all’inizio delle medie o delle superiori è l’inizio di una nuova scuola, così un minimo di
nervosismo è comprensibile.
Immagino che tra voi ci siano dei veterani a cui manca solo un anno per
concludere gli studi e quindi contenti. E, non importa a quale classe siate
iscritti, qualcuno tra voi probabilmente sta pensando con nostalgia all’estate
e rimpiange di non aver potuto dormire un po’ di più stamattina. So cosa vuol
dire. Quando ero giovane la mia famiglia visse in Indonesia per qualche anno e
mia madre non aveva abbastanza denaro per mandarmi alla scuola che
frequentavano tutti i ragazzini americani. Così decise di darmi lei stessa
delle lezioni extra, dal lunedì al venerdì alle 4,30 di mattina. Ora, io non
ero proprio felice di alzarmi così presto. Il più delle volte mi addormentavo
al tavolo della cucina. Ma ogni volta quando mi lamentavo mia madre mi dava
un’occhiata delle sue e diceva: «Anche per me non è un picnic, ragazzo».
Ora, io ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di
responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi
all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono
tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la
giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve
fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le
scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che
meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i
genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non
tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno,
prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e
agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire.
Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno
di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di
voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete
la responsabilità di scoprirlo. Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione.
Magari sapete scrivere bene, abbastanza bene per diventare autori di un libro o
giornalisti, ma per saperlo dovete scrivere qualcosa per la vostra classe
d’inglese. Oppure avete la vocazione dell’innovatore o dell’inventore, magari
tanto da saper mettere a punto il prossimo i-Phone o una nuova medicina o un
vaccino, ma non potete saperlo fino a quando non farete un progetto per la
vostra classe di scienze.
Oppure potreste diventare un sindaco o un senatore o un giudice della Corte
suprema ma lo scoprirete solo se parteciperete a un dibattito studentesco.
Non è solo importante per voi e per il vostro futuro. Che cosa farete della
vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo
Paese, nulla di meno. Ciò che oggi imparate a scuola domani sarà decisivo per
decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il
futuro. Avrete bisogno della conoscenza e della capacità di risolvere i
problemi che imparate con le scienze e la matematica per curare malattie come
il cancro e l’Aids e per sviluppare nuove tecnologie ed energie e proteggere
l’ambiente. Avrete bisogno delle capacità di analisi e di critica che si
ottengono con lo studio della storia e delle scienze sociali per combattere la
povertà e il disagio, il crimine e la discriminazione e rendere la nostra nazione
più corretta e più libera.
Vi occorreranno la creatività e l’ingegno che vengono coltivati in tutti i
corsi di studio per fondare nuove imprese che creeranno posti di lavoro e
faranno fiorire l’economia. So che non è sempre facile far bene a scuola. So
che molti di voi devono affrontare sfide tali da rendere difficile concentrarsi
sui compiti e sull’apprendimento.
Mi è successo, so com’è. Mio padre lasciò la famiglia quando avevo due anni
e sono stato allevato da una madre single che lottava ogni girono per
pagare i conti e non sempre riusciva a darci quello che avevano gli altri
ragazzi. Spesso sentivo la mancanza di mio padre. A volte mi sentivo solo e
pensavo che non ce l’avrei fatta. Non ero sempre così concentrato come avrei
dovuto.
Ho fatto cose di cui non vado fiero e sono finito nei guai. E la mia vita
avrebbe potuto facilmente prendere una brutta piega. Ma sono stato
fortunato. Ho avuto un sacco di seconde possibilità e l’opportunità di andare
al college e alla scuola di legge e seguire i miei sogni. Qualcuno di voi
potrebbe non godere di questi vantaggi. Può essere che nella vostra vita non ci
siano adulti che vi appoggiano quanto avete bisogno. Magari nelle vostre
famiglie qualcuno ha perso il lavoro e il denaro manca. O vivete in un quartiere
poco sicuro, o avete amici che cercano di convincervi a fare cose sbagliate.
Ma, alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita - il vostro
aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare -
non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo.
Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le
lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova.
Il vostro obiettivo può essere molto semplice: fare tutti i compiti, fare
attenzione a lezione o leggere ogni giorno qualche pagina di un libro.
Potreste decidere di intraprendere qualche attività extracurricolare o fare del
volontariato. Potreste decidere di difendere i ragazzi che vengono presi in
giro o che sono vittime di atti di bullismo per via del loro aspetto o delle
loro origini perché, come me, credete che tutti i bambini abbiano diritto a un
ambiente sicuro per studiare e imparare. Potreste decidere di avere più cura di
voi stessi per rendere di più e imparare meglio.
E in tutto questo, spero vi laviate molto le mani e ve ne stiate a casa se
non state bene in modo da evitare il più possibile il contagio
dell’influenza quest’inverno. Qualunque cosa facciate voglio che vi ci
dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi
e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un
rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il
successo è duro da conquistare.
Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non farete amicizia con tutti i
professori. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali. E non
avrete necessariamente successo al primo tentativo. È giusto così. Alcune tra
le persone di maggior successo nel mondo hanno collezionato i più enormi
fallimenti. Il primo Harry Potter di JK Rowling è stato rifiutato dodici volte
prima di essere finalmente pubblicato. Michael Jordan fu espulso dalla squadra
di basket alle superiori e perse centinaia di incontri e mancò migliaia di
canestri durante la sua carriera. Ma una volta disse: «Ho fallito più e più
volte nella mia vita. Ecco perché ce l’ho fatta».
Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. Non sei mai un
grande atleta la prima volta che tenti un nuovo sport. Non azzecchi mai
ogni nota la prima volta che canti una canzone. Occorre fare esercizio. Con la
scuola è lo stesso. Può capitare di dover fare e rifare un esercizio di
matematica prima di risolverlo o di dover leggere e rileggere qualcosa prima di
capirlo, o dover scrivere e riscrivere qualcosa prima che vada bene. La storia
dell’America non è stata fatta da gente che ha lasciato perdere quando il gioco
si faceva duro ma da chi è andato avanti, ci ha provato di nuovo e con più
impegno e ha amato troppo il proprio Paese per fare qualcosa di meno che il
proprio meglio.
È la storia degli studenti che sedevano ai vostri posti 250 anni fa e fecero
una rivoluzione per fondare questa nazione. Di quelli che sedevano al
vostro posto 75 anni fa e superarono la Depressione e vinsero una guerra
mondiale. Che combatterono per i diritti civili e mandarono un uomo sulla Luna.
Di quelli che sedevano al vostro posto 20 anni fa e hanno creato Google,
Twitter e Facebook cambiando il modo di comunicare.
Così, vi chiedo, quale sarà il vostro contributo? Quali problemi risolverete?
Quali scoperte farete? Il presidente che verrà di qui a 20, 50 o 100 anni cosa
dirà che avrete fatto per questo Paese?
Le vostre famiglie, i vostri insegnanti e io stiamo facendo di tutto per fare
sì che voi abbiate l’istruzione necessaria per saper rispondere a queste
domande. Mi sto dando da fare per garantirvi classi e libri e accessori e
computer, tutto il necessario al vostro apprendimento. Ma anche voi dovete fare
la vostra parte. Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il
massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da
ognuno di voi. Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il
vostro Paese e voi stessi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo.